𝑽𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒐 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆?

Aggiornamento: 30 mag


Cosa fa bene alla mia vita?


Potrei riuscire a sfoltire qualche cosa nella mia vita?

Mi darebbe un po’ più di libertà?

Magari un po’ più di tempo?"








L'Harvard business review ha pubblicato di recente un articolo nel quale ha messo in risalto un fenomeno che caratterizza il mercato del lavoro negli Stati Uniti e che sta avendo effetti anche qui in Italia: ricercare un lavoro più impegnativo e significante per la persona. Sembra che la pandemia abbia dato impulso a questo fenomeno. E' un'ipotesi che sta stimolando diverse ricerche.


"Non vogliono tornare, tutto qui. Il periodo della pandemia li ha messi davanti ad uno specchio. Quei mesi di calma assoluta hanno fatto riflettere. Tanti si son decisi a non riprendere la vita di prima. Ecco perché abbiamo un problema a trovare personale". Possagnolo, comproprietario di Zanze ...(Repubblica)"



Tempo, valori, motivazione sono quindi le spinte,

le forze che agiscono in ognuno di noi e ci orientano nelle scelte.

Abbiamo compreso che il TEMPO è l'unica vera ed importante moneta che abbiamo.

Abbiamo compreso che il concetto di SALUTE non passa per l'assenza di malattia, ma di un benessere percepito soggettivamente e che coinvolge il nostro corpo, la nostra mente e la relazione con gli altri.


Ma soprattutto sappiamo che il lavoro incide sulla nostra personalità e sulla nostra identità.



Ma facciamo un passo indietro e iniziamo guardando insieme questo interessantissimo TED:


Siamo di fronte ad un grande dilemma quindi:

LAVORARE PER VIVERE O VIVERE PER LAVORARE?


Spesso il nostro lavoro non ci soddisfa ma cerchiamo di "tirar avanti" ,aspettando il giorno di riposo, il week end e le ferie. Il tempo sembra essere il nemico.

Invece quando fai un lavoro che ti piace il valore del tempo cambia.





Voglio condividere con voi questa storiella:



Un uomo d'affari incontrò sulla riva del mare un pescatore. Notò con fastidio che era sdraiato accanto alla propria barca e si godeva tranquillamente il sole.

"Perché no


n stai pescando?" Domandò l'uomo d'affari.

"Perché ho già pescato abbastanza pesce per tutto il giorno."

"E perché non ne peschi ancora?"

"E cosa ne farei?"

"Guadagneresti più soldi. Potresti comprare un motore da attaccare alla tua barca per andare più al largo e pescare più pesci. Così potresti avere più denaro per acquistare una rete di nylon, e avendo ancora più pesci avresti più denaro. Presto avresti tanti soldi da poterti comprare due barche o addirittura una flotta. Allora potresti finalmente diventare ricco come me."

"E a quel punto cosa farei?" chiese il pescatore.

"Ovvio, potresti rilassarti e goderti la vita" rispose l'uomo d'affari.

E il pescatore, con un sorriso... "Cosa credi che stia facendo ora?"


Recenti studi condotti da A. Caillet, J. Hirshberg e S. Petti pubblicati sulla Harvard Business Review hanno mostrato un chiaro legame tra lo stato d'animo e la performance sul lavoro.

I partecipanti al sondaggio hanno identificato le emozioni specifiche che provano quando sono produttivi. Hanno riferito di sentirsi calmi, felici ed energici quando sono nel loro stato più produttivo. Hanno rivelato che quando sono frustrati, ansiosi, stanchi o stressati hanno difficoltà a produrre sul lavoro. Pertanto, la tua capacità di gestire il tuo stato d'animo è importante quanto la tua qualifica.


Lo psicologo Mihaly Czikszentmihalyi si è chiesto:

"Cosa rende la vita degna di essere vissuta?".

Dopo aver notato che il denaro non ci rende felici, ha iniziato ad osservare che le persone trovano piacere duratura un'attività che crea uno stato di Flow.

Arrivò a definire lo stato di flow durante i suoi studi sulla felicità e sulla creatività, infatti la capacità dell'essere umano di stare nello stato di flusso ha un forte impatto sulla sua felicità.


Che cosa succede quando siamo nello stato di Flow?


Il Flow è quella situazione in cui tutto si svolge in armonia con le nostre decisioni: è un'ESPERIENZA OTTIMALE che deriva dalla creatività, dalla passione e dal pieno coinvolgimento delle nostre abilità.

Quando siamo nello stato di Flow, ci dedichiamo solo alla nostra attività, non ci rendiamo conto del tempo che passa o di stimoli interferenti. Siamo completamente assorbiti da non sentire nemmeno i morsi della fame o della sete. E' esattamente l'opposto dello stato di noia e alienazione che proviamo quando facciamo ciò che non ci piace o un'attività routinaria e "meccanica".

Nello stato di Flow abbiamo ben chiara la meta da raggiungere e anche se "assorbiti" siamo perfettamente consapevoli, abbiamo il controllo: mente e corpo sono alleati.

E' un'esperienza che dipende da NOI, dalla nostra motivazione intrinseca, autentica.

Studi dell'Harward Business School hanno scoperto poi che nello stato di flusso aumenta notevolmente la nostra creatività e tale effetto continua anche nei giorni successivi tenendo vivo il nostro pensiero creativo.

In sostanza lo stato di flow ci allena ad essere più creativi.


L'area del cervello deputata all'autocontrollo (corteccia prefrontale) invia i segnali di dubbio.

Nello stato di FLOW invece, questa parte del cervello rallenta, si disattiva e diventiamo meno critici, più coraggiosi, ci lanciamo maggiormente in nuove sfide.


Questa parte viene inondata da grandi quantità di neurotrasmettitori (dopamina, endorfine, serotonina e noradrenalina) responsabili delle nostre prestazioni creative...perchè aumentano la concentrazione, la capacità di immaginare; ci aiutano a fare collegamenti nuovi e a sviluppare il pensiero laterale.



3 motivi per cui dovremmo prestare attenzione allo stato della nostra mente


Durante qualsiasi momento difficile possiamo sempre scegliere di reagire a ciò che sta accadendo o riconoscere che possiamo crescere attraverso questa situazione difficile.

Riflettiamo su questi 3 punti:

  • Le nostre convinzioni e il modo in cui pensiamo influenzano il modo in cui ci sentiamo e, quindi, influenzano il nostro stato mentale interno.

Quando sappiamo come controllare le nostre convinzioni, pensieri e sentimenti, siamo in grado di smettere di incolpare le circostanze e di assumerci la responsabilità della nostra vita. Quando crediamo che questo mondo sia il posto sicuro in cui vivere, siamo più aperti, amichevoli e più propensi ad avvicinarci agli altri. D'altra parte, quando crediamo che questa vita possa ferirci, tendiamo a chiuderci alle persone e alle nuove esperienze e spesso rimaniamo di cattivo umore e incolpiamo gli altri per le nostre circostanze.

  • Il nostro corpo reagisce ai trigger interni.

Le persone sicure camminano con la schiena dritta e il petto aperto. Le persone in stati negativi tendono a camminare con le spalle piegate in avanti e a camminare a testa bassa. Secondo gli studi scientifici, i nostri pensieri e sentimenti hanno un impatto sullo stato del nostro corpo e viceversa: il nostro stato fisico influenza il modo in cui pensiamo e sentiamo. Ad esempio, la ricerca di Amy Cuddy mostra come la postura del nostro corpo influenzi il nostro stato d'animo.

  • La nostra mente non distingue tra ciò che è reale e ciò che è immaginato.

Quando crei un ritratto di te stesso e ci credi veramente, diventa il tuo motore. Se credi nella tua paura, apparirà realmente e ti orienterà in situazioni che confermano questo pensiero. Il Dr. David R. Hamilton ne discute nel suo articolo .

Quindi, se vuoi cambiare la tua vita, devi cambiare le tue convinzioni più profonde. Cambia il modo in cui pensi a te stesso e alla tua vita. Cambia come ti senti riguardo al tuo corpo e come tieni ad esso.


Quindi?

Mettere al centro la MOTIVAZIONE deve diventare un obiettivo aziendale

Una definizione completa in letteratura di “Motivazione” è : “Forza motrice che porta un individuo a comportarsi in un determinato modo al fine di raggiungere uno scopo” (Westen, 2002)


La motivazione intrinseca è quella che ci porta a fare qualcosa perchè ci piace. Quindi ci da curiosità, ci aiuta a raggiungere un risultato, ci da orgoglio.

Il sistema bastone e carota non funziona perchè distrugge la motivazione intrinseca, mentre la motivazione estrinseca funziona solo se dobbiamo fare delle cose che non sono creative, che sono processive (ossia quelle che ci verranno sostituite dalle macchine )


Quindi, il sistema bastone e carota :

  • Distrugge la motivazione intrinseca

  • Alimenta una visione di breve periodo → perchè non da alle persone l’obiettivo del miglioramento continuo, devono raggiungere un risultato e poi si fermano.

  • Riduce le performance e la creatività ( quando parliamo di compiti di tipo creativo e di pensiero laterale, non per quelli lineari )

  • Gli incentivi creano assuefazione questo lo vedremo anche parlando della gestione delle risorse umane, cioè dare un incentivo se è sempre lo stesso, non funziona nel tempo, perchè dopo un pò che ho quell’incentivo, quell’incentivo non ti motiva

La teoria di Herzberg , nota come “Teoria del fattori duali" è al giorno d’oggi molto attuale, e sarebbe per cui opportuno che le organizzazioni, per stimolare la giusta motivazione professionale dei lavoratori, si adoperino nel conseguire le seguenti condizioni organizzative (Tancredi, 2008): 1. Continuo aggiornamento legato ai contenuti dei lavori di ciascuno; 2. Allargamento dell’area di responsabilità individuale; 3. Aumento delle capacità di assumersi i rischi delle proprie mansioni; 4. Creazione di un clima volto a conseguire una reale crescita psicologica al di là dei legami con i colleghi e con l’organizzazione.



Arriviamo ad un concetto importante:

SICUREZZA PSICOLOGICA



Qualche mese fa è stata pubblicata la nuova ISO 45003, che fornisce indicazioni sulla gestione della salute psicologica nei luoghi di lavoro.

Ne approfondisce la novità il SOLE24ORE in un articolo scritto da scritto da Biancamaria Cavallini il 29 Novembre 2021 .

Le indicazioni fornite si muovono verso un orizzonte psicosociale, inserendo la salute mentale nella cornice della gestione della salute e della sicurezza.

"La sicurezza psicologica è quel senso di tranquillità nell’esprimere idee, vissuti, preoccupazioni, senza il timore di essere zittiti, mal interpretati, non ascoltati."


Anna Zanardi, International Board Advisor e psicoterapeuta EAP (European Association for Psychotherapy), specifica: "Un passaggio, quello della norma, sicuramente utile ed efficace. Ora sono necessarie decisioni all’interno delle singole organizzazioni, affinché diventi prassi comune dei decisori, adottare people analytics e azioni volte alla prevenzione di disagi delle persone e anche alla costruzione efficace di ambienti capaci di superare la dicotomia work life balance.”

Il lavoro è uno strumento essenziale ed esistenziale strettamente connaturato alla nostra identità piu’ profonda. Il lavoro che guarisce (non che ammala) è la vera sfida della nostra società in futuro.”

Quindi ritornando al punto da cui siamo partiti, il fine ultimo è quello di sviluppare le competenze necessarie ad identificare i rischi di natura psicologica, attraverso formazione, comunicazione, sensibilizzazione e supporto alle persone. Si apre così la strada per migliorare il benessere delle persone, sostenendo la loro motivazione, i loro valori, le loro competenze, creando un progetto che pone obiettivi comuni.



Ma ciascuno di noi però può far molto...può lavorare sul proprio

mindset lavorativo


Quando il mindset è dinamico, anche il successo perde le sue caratteristiche di superiorità, arriviste e diventa realizzazione, fare del proprio meglio, imparare e migliorarsi sempre. Per il bene proprio e, al tempo stesso, di tutti coloro che ci stanno intorno. Della collettività insomma (concetto quasi obsoleto).


Carol Dweck, docente di psicologia alla Stanford University, approfondisce “il nostro sviluppo, il modo in cui interpretiamo le difficoltà e il modo per realizzare al meglio il nostro potenziale sono frutto di un impegno deliberato; le capacità si possono acquisire e sviluppare lungo tutta la vita fino a raggiungere traguardi inaspettati” in ogni campo della nostra vita. Cioè professionale, personale, familiare, relazionale, scolastico, sentimentale, sportivo, artistico, solidale.


La “mentalità” influenza il nostro modo di processare, interpretare, leggere le informazioni: quanto succede dentro e intorno a noi. Se è “statica” ci mette in una posizione giudicante e ripetitiva, senza scampo. Si aggira su se stessa e non riesce a trovare nuove vie. Se è “dinamica” è capace di indirizzarci verso azioni costruttive; in un’ottica di crescita, miglioramento continuo e apprendimento dalle differenti situazioni.

E la nostra personale forma mentis?

Un modo per scoprirlo è leggere queste affermazioni e sentire con quali si è più d’accordo:

1 si possono apprendere cose nuove ma non si può realmente modificare il proprio grado di intelligenza

2 non ha importanza quanta intelligenza si possegga, si può sempre modificarla anche di un bel po’

3 il talento artistico è in qualche modo un dato di fatto: non si può diventare artisti se non si nasce tali

4 il talento artistico si può sviluppare con il lavoro, lo studio e la passione

5 chiunque può diventare abile a condurre e gestire gli affari, studiando, mettendosi in gioco

6 si possono migliorare degli aspetti ma l’abilità negli affari è una dote

7 potete pure fare le cose in modo differente ma le parti fondamentali di come siete non potranno venire realmente modificate

8 potete sempre modificare gli elementi di base del tipo di persona che siete

9 il compagno/la compagna ideale è chi è in grado di farti notare i tuoi errori e ti aiuta a superarli, ti sollecita a diventare una persona migliore

10 il compagno/la compagna ideale è chi ti tiene sul palmo della mano, ti f sentire “perfetto/a” ed è totalmente devoto a te.

Riepilogando: con quali di queste affermazioni, tu, sei più d’accordo?

Come spiega Carol Dweck nel suo libro “Mindset – Cambiare forma mentis per raggiungere il successo” (Franco Angeli Edizioni), le preferenze evidenziano le tendenze della nostra attuale mindset. Le affermazioni 1, 3, 6, 7, 10 sono tipiche di un mindset statico; chi si ritrova maggiormente nelle frasi 2, 4, 5, 8, 9 rivela un mindset dinamico.



In conclusione, centrale è il benessere individuale e dell'organizzazione e molto si può fare per migliorare le due dimensioni...perchè ormai si sa, sono le persone la vera ricchezza delle aziende!




Il successo quindi non sta nel modello; il modello può essere la base, ma sono le persone che alla fine costituiscono la realtà operativa; in un’organizzazione, un modello di lavoro può essere perfetto teoricamente, ma se le persone non sono in grado di integrarsi, di gestire, di portare anche le loro caratteristiche personali per il raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi, qualunque modello, per ottimo che possa essere, diventa assolutamente inefficace.



Sitografia:


https://www.ted.com/talks/mihaly_csikszentmihalyi_flow_the_secret_to_happiness?language=it#t-596593


https://thebusylifestyle.com/state-of-mind-productivity/


https://alleyoop.ilsole24ore.com/2021/11/29/sicurezza-psicologica-in-azienda-una-iso-la-certifica/?uuid=106_uTyCO5Fh


Libri:

Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il su…di Carol S. Dweck

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