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Cambiamenti del lavoro e nuovi rischi per la salute e il benessere delle persone

Aggiornamento: 5 nov 2021

Ai notiziari si sente sempre più spesso parlare di incidenti sul lavoro, ingiustizie, malfunzionamenti, assenteismo e precarietà... è indubbio il momento di crisi (forse molto più di un momento) che i lavoratori (di ogni genere e grado) stanno vivendo. Il senso di incertezza e mancanza di prospettive per il futuro alimenta stress, frustrazione, demotivazione e favorisce l'instaurarsi di circoli viziosi nei quali lavoratore e contesto lavorativo si distruggono a vicenda. Perché accade tutto questo? Cosa è cambiato e sta cambiando, non solo nel mondo del lavoro ma nella società stessa? Tutto.. e anche se il cambiamento è necessario ed evolutivo va affrontato con consapevolezza, spirito critico e flessibilità. Per quanto riguarda il mondo del lavoro il discorso è complesso perché coinvolge non solo l'individuo ma anche e soprattutto le istituzioni politiche di tutto il Mondo ed il contesto socio-economico nella sua globalità.

I cambiamenti tecnici ed organizzativi del mercato del lavoro e dell'economia in generale, stanno portando dei miglioramenti per le persone, è innegabile, ma producono anche una compromissione del loro modo di lavorare, delle relazioni sociali sui luoghi di lavoro e sulle dinamiche occupazionali e contrattuali, con notevole impatto sulla salute psicofisica dei lavoratori.


Quali sono i cambiamenti del lavoro che maggiormente influenzano la salute?

Schaufeli (2004) e Sarchielli (2008) hanno individuato i principali cambiamenti del lavoro che hanno un impatto sulla salute delle singole persone e che possono essere così descritti:

Cambiamenti del contesto sociale allargato:

  • Caratteristiche dello sviluppo economico: aumento della competitività, ricerca di nuovi mercati, trasferimenti di aziende, competizione per i posti di lavoro, liberalizzazioni e privatizzazioni, deregolamentazione dei mercati.

  • Mercato del lavoro: aumento della "segmentazione" del mercato, con zone centrali con lavori più prestigiosi e zone marginali, con lavori faticosi, a basso reddito, poco interessanti; nuove forme contrattuali, flessibili e precarie; aumento tendenziale della disoccupazione e sottoccupazione.

  • Politiche di regolazione sociale: nuove forme di relazioni industriali, meno collettive e più individualizzate; indebolimento della protezione sindacale relativa al posto di lavoro e alle relazioni interne.

  • Legislazione su salute e sicurezza: pressioni da parte dell'Unione Europea per migliorare le normative nei vari Paesi sulla salute lavorativa, inserendo tematiche di benessere psicologico e stress correlato al lavoro.

  • Cambiamenti tecnologici: intensificazione delle ITC e nuove tecnologie con conseguenti effetti diretti e indiretti sullo stile di vita.

  • Cambiamenti sociali: crescita dei livelli scolastici delle persone e delle loro aspettative sul mondo del lavoro; modifiche dei significati attribuiti al lavoro; preoccupazione per l'insicurezza lavorativa crescente; per la differente possibilità di riuscita nel lavoro in base alla provenienza sociale ed economica delle persone e per l'espansione dei fenomeni migratori.

  • Cambiamenti demografici: diversificazione ed instabilità lavorativa legate all'età, al genere e all'etnia.

Cambiamenti nel contesto organizzativo

  • Condizioni fisico-ambientali: persistono notevoli rischi fisici e di infortunio nei vari settori lavorativi.

  • Ristrutturazioni organizzative e cambiamenti nella gestione delle risorse umane.

  • Flessibilità qualitativa: nuove competenze richieste ai lavoratori, nuove forme di responsabilità e collaborazione.

  • Flessibilità quantitativa: aumento delle forme precarie e temporanee di assunzione.

  • Relazioni lavoro-famiglia: aumento dell'occupazione femminile che contribuisce alla modificazione dell'assetto familiare e del lavoro stesso (telelavoro, forme lavorative più flessibili)

  • Clima psicosociale: di sicurezza o insicurezza? di collaborazione o competizione?

Cambiamenti nel contesto di lavoro

  • Orari e tempi lavorativi: lunga settimana lavorativa; crescente diffusione del lavoro a turni e notturno.

  • Intensificazione del lavoro con effetti di sovraccarico psicofisico (rischio burn-out), derivanti anche dai ritmi imposti.

  • Contenuti del lavoro: aumento della complessità dei compiti e delle richieste di natura cognitiva ed emotiva in molti ambiti lavorativi (complice anche l'attuale situazione di emergenza Covid-19).

  • Carriera lavorativa e motivazione: i cambiamenti nelle forme contrattuali modificano a loro volta le traiettorie di carriera, che risultano incerte.

  • Ruoli lavorativi: si sovrappongono, diventando ambigui; aumenta l'interdipendenza tra i lavoratori.

Quali i rischi principali?

Il primo ed evidente cambiamento riguarda la flessibilità lavorativa, in due sensi:

  • Flessibilità qualitativa: un numero sempre maggiore di lavoratori deve svolgere compiti diversi nello stesso arco di tempo, per periodi e secondo scadenze variabili, stabiliti dall'esterno ("lavorare just in time"). Inoltre la domanda lavorativa è variabile e incerta e richiede al lavoratore il possesso di diverse competenze per affrontare situazioni nuove ed impreviste (conoscenze, capacità, atteggiamenti favorevoli, iniziativa personale, ecc).

  • Flessibilità quantitativa: riguarda il tipo di rapporto di lavoro e la sua durata nel tempo. Sono sempre più diffuse varie forme temporanee di lavoro, part time, contratti a progetto e contratti di apprendistato. Questa diversificazione contrattuale porta a notevoli difficoltà nella ripartizione degli orari di lavoro, periodi di intensificazione del lavoro per alcune categorie, un crescente livello di precarietà delle relazioni tra lavoratore e azienda ed una tendenziale difficoltà di avere protezione da parte di associazioni e sindacati.

Questi fenomeni hanno effetti notevoli sulle persone. Alcune ricerche (Martens, 1999; Butler et al., 2009) hanno rilevato un peggioramento dell'esperienza lavorativa e della salute psicofisica dei lavoratori temporanei; ad esempio si è stimato un aumento, dal 20 al 40% delle malattie fisiche (disturbi gastrointestinali, emicranie croniche, dolori scheletro-muscolari, ipertensione, insonnia, ecc) e di situazioni di malessere psicologico tra i lavoratori con un contratto flessibile.

Dal punto di vista psicologico il lavoro flessibile può essere una fonte di strain, cioè di grande sforzo psicofisico per rispondere alle richieste esterne e per adattarsi ad esse ed ai cambiamenti che comportano.

La flessibilità lavorativa ha anche un impatto notevole sulla vita personale e familiare del lavoratore (diventando importante fonte di stress negativo): porta i più giovani a necessitare dell'aiuto della famiglia, mette le donne in condizione di scegliere tra lavoro e famiglia; comporta una dilazione nella formazione di una famiglia (rinvio di fare un figlio, di sposarsi o andare a vivere in autonomia). Tutte condizioni che diventano predittori di malessere psicologico ed insoddisfazione, non solo per il proprio lavoro, ma per la vita nel suo insiem