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Ciò che i genitori vorrebbero sapere sulla marijuana

Aggiornamento: 5 nov 2021



Ricordate la scena del film "Scary Movie" in cui Shorty abbassa il finestrino della macchina ed esce una nuvola di fumo denso? Shorty, con il suo sorriso strampalato e la sua capacità di sintonizzarsi col mondo (persino con l'assassino del film) è stato l'idolo dei giovani nei primi anni 2000.

Oggi, In circa i due terzi dei profili social dei giovani è possibile rintracciare foto e contenuti relativi a comportamenti a rischio, come il consumo di alcol e altre sostanze.

Alcune ricerche hanno mostrato che circa l'87% dei tweet riferiti al narghilè promuove questa attività come normale o tipica; il 54% normalizza l'uso di alcol e marijuana. I social media sono per gli adolescenti un'importante fonte di informazione ed ispirazione rispetto ai comportamenti a rischio messi in atto da altri (anche adulti), pertanto svolgono un ruolo importante nell'assunzione individuale di tali comportamenti.

Essendo parte integrante della nostra vita è inevitabile che i social media abbiano un ruolo attivo nell'influenzare il comportamento degli adolescenti (spesso si sente dire dai ragazzi di aver visto su Telegram dei video che spiegano come reperire nuove sostanze e come raggiungere lo "sballo" senza particolari difficoltà).

E' innegabile, siamo nell'era della "normalizzazione", dove tutto è consentito e la percezione di rischio è così bassa che chi invece decide di non usare sostanze risulta "emarginato" dal gruppo.

Quello che ancora in pochi sanno è che persino il mercato delle sostanze è cambiato: la marijuana, la cocaina, l'uso di alcol sono cambiati tanto che si comincia a parlare di Nuove Sostanze Psicoattive e di nuovi comportamenti di dipendenza, caratterizzati da disordini psichiatrici, internistici e spesso associati a decessi accidentali o intenzionali.


La marijuana non è più quella di una volta!

Si sa l'adolescenza è un periodo di sperimentazione, di impulsività, di ricerca... tutti comportamenti fisiologici (legati ad una ancora non completa maturazione della corteccia prefrontale, sede del giudizio e dell'inibizione degli impulsi) funzionali alla costruzione della propria identità.


Il problema oggi è che la cannabis non è più quella dei mitici anni '70: il contenuto di delta-9-THC (tetraino-cannabinolo, principio attivo della cannabis) è stato potenziato sulla base di manipolazioni genetiche, passando da 15 mg a singola assunzione ("canna") a ben 150 mg!!! Un dosaggio elevato di thc ha effetti "psicoticomimetici" (innesca fenomeni psicotici, allucinatori e deliranti), inoltre è stata ridotta o abolita la presenza di un altro principio attivo, prima presente nella cannabis, il CBD (cannabidiolo), che contrasta gli effetti del thc (perché ha effetto ansiolitico ed antipsicotico).

Inoltre sono stati introdotti i cannabinoidi sintetici, le SPICE DRUGS (spezie): composti, talvolta legali, che hanno effetti simili a quelli del delta-9-thc. Si tratta di sostanze con una matrice vegetale essiccata (marijuana), sulle quali vengono spruzzate una o più sostanze sintetiche (altamente nocive) e vengono vendute con nomi accattivanti come "Black mamba", "Bonsai" o "Spice Diamond".


Quali sono gli effetti dell'intossicazione da cannabinoidi?

Gli effetti più frequenti sono quelli dell'intossicazione "lieve": sensazione di rilassamento e benessere, disinibizione, intensificazione delle percezioni (colori più vivaci ad esempio), riso immotivato, apatia, passività, ma anche tachicardia e sonnolenza.

Si tratta di sensazioni spesso ricercate dai giovani e dei quali non si ha la percezione di rischio ma che a lungo andare possono avere conseguenze gravi sul funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale.

A seconda della quantità assunta e delle condizioni della persona si possono verificare: ansia, sospettosità, aggressività, attacchi di panico, sintomi depressivi, fenomeni allucinatori. E' possibile anche il fenomeno detto "bad trip" (esperienze e sensazioni negative) e del flashback (rivivere tali sensazioni quando si riassume la sostanza).

L'intossicazione cronica, conseguente ad un uso prolungato nel tempo della sostanza può portare ad alterazioni psichiche e comportamentali che caratterizzano la "Sindrome Amotivazionale": sintomi depressivi, mancanza di energia, apatia, anedonia, riduzione degli interessi.


Perché è importante conoscere le nuove sostanze psicoattive?

Il numero delle nuove sostanze psicoattive (NPS) è in continuo aumento, soprattutto per l'impatto del web su questo fenomeno: sono sostanze vendute prevalentemente via internet. Molte di esse sono analoghi chimici di sostanze illecite, progettate con lo scopo di mimare gli effetti di queste ultime e spesso vendute online come sali da bagno, fertilizzanti per piante, ecc. Proprio perché commercializzate sul web vengono chiamate "Internet Drugs" o "Legal Highs" (sballi legali) e sono spesso oggetto di discussioni all'interno dei gruppi di giovani.

La maggior parte delle NPS non vengono ancora rintracciate con i comuni test tossicologici e questo motiva le persone ad usarle. Uno dei rischi principali però è legato alle cosiddette Date rape drugs, le droghe da stupro: sostanze incolore, inodore, insapore, non rintracciabili che spesso vengono somministrate per perpetrare stupri e violenze.

Le conseguenze psichiatriche, comportamentali ed internistiche dell'uso di NPS sono una chiara minaccia per la salute pubblica. Alcune molecole sono più dannose di altre. A complicare il quadro vi è il fatto che molti consumatori di NPS (i cosiddetti psiconauti) non si rivolgono ai servizi clinici perché sottostimano il rischio (magari perché troppo giovani, o perché sottostimano la gravità di sintomi sotto-soglia che non collegano all'uso di sostanze ma ad altre cause, ad esempio mancanza di sonno, stress, ecc).


Come può avvenire il primo contatto con le NPS?

Secondo la EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction) la moda è tra i 13 e i 15 anni di età, in cui lo sviluppo del sistema nervoso cerebrale è ancora nella fase critica, perciò la sostanza altera tale sviluppo e costituisce uno dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di disfunzioni cognitive e altri disturbi, più grave rispetto all'uso di sostanze in età più tarda.