Cosa deve cambiare nei nostri sistemi scolastici?

Aggiornamento: 5 nov 2021

La difficoltà non sta nel credere alle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie (J.M. Keynes)

La pandemia ci ha messo di fronte a grandi ostacoli, ha fatto emergere nuovi problemi e fatto riaffiorare vecchie difficoltà. Una di queste riguarda il sistema formativo, piombato nel caos e nell'incertezza. Eppure, oggi, nell'era della tecnologia 4.0 l'incertezza è ormai da tempo parte integrante della realtà. Stanno cambiando interi settori, dall'industria alla sanità, dall'intrattenimento alle finanze, dalla pubblica amministrazione alle aziende private. La tecnologia 4.0 irrompe nella nostra quotidianità, cambia le nostre abitudini e i nostri modi di pensare e di agire; incrementa la complessità della vita e delle scelte da compiere. Lavori tradizionali scompaiono lasciando il posto a nuovi modi di lavorare.

E' oramai diffusa la consapevolezza dell'importanza sociale del cosiddetto "triangolo della conoscenza" (istruzione, innovazione, ricerca) nel promuovere la crescita economica e l'occupazione.

Ai sistemi educativi spetta il compito fondamentale di creare le condizioni ideali per lo sviluppo di tutte quelle abilità trasversali (Soft Skills), capacità e attitudini (pensiero critico, creatività, problem solving, collaborazione, capacità di imparare nella relazione) richieste dal mondo del lavoro e dalla società stessa, realtà in continuo e repentino mutamento.

La domanda che sorge spontanea è:

" I sistemi educativi, che devono garantire ad ogni individuo la possibilità di realizzarsi nel proprio contesto di vita, sono in grado di insegnare a rapportarsi con la complessità, con situazioni nuove, ad orientarsi nel vasto mondo di scelte, opzioni, cambi di rotta improvvisi? Possono rendere le persone in grado di compiere il proprio percorso di vita in maniera positiva e significativa, nel rispetto delle diversità?"


Ciò che è stato possibile riscontrare in questi ultimi anni e che poi si è palesato con forza durante la drammatica esperienza del lockdown, è una profonda distanza tra scuola, società e mondo del lavoro. Prevale ancora un sistema educativo basato sulla linearità, sul conformismo, sul "principio della prestazione" e sul "compromesso della risposta giusta"; una scuola che si accontenta della semplice "riproduzione" del sapere; un sapere decontestualizzato e astratto che non viene compreso dalla maggior parte di alunni e studenti.

La conoscenza scolastica è ciò in cui si riesce bene a scuola ma che resta inutilizzabile al di fuori: raramente uno studente sfrutta le conoscenze o procedure apprese a scuola per affrontare situazioni o problemi reali; raramente è in grado di generalizzare e attualizzare ciò che apprende in classe.


L'analisi delle implicazioni operative e psicologiche della didattica a distanza e delle criticità riscontrate ha portato alla necessità di affrontare un tema molto attuale: il rapporto tra digitalizzazione, innovazione ed istruzione, da anni ormai al centro delle principali agende di riforma dei sistemi educativi/scolastici in Europa.

Per l'Europa, già da tempo è necessario che i sistemi scolastici si rinnovino alla base delle esigenze emergenti dalla società postmoderna: una scuola centrata sullo sviluppo di competenze, fondata su metodologie più costruttive e inclusive per migliorare i processi di apprendimento e di "know-how" (saper fare); occorre sperimentare modelli formativi basati sullo scambio culturale con altri paesi, in un'ottica multi ed interdisciplinare, per creare un contesto favorevole all'innovazione scolastica. Processo di innovazione ormai inevitabile a fronte delle esigenze emergenti del mondo del lavoro e della società: ciò che ci viene richiesto è il possesso delle soft skills (comunicazione, intelligenza emotiva, flessibilità cognitiva, problem solving, empatia, pensiero critico, creatività, responsabilità ed etica, abilità relazionali, autonomia, auto-efficacia, motivazione).

Si assiste quindi ad un cambiamento di prospettiva focalizzato non più sui saperi astratti o solo su specifiche abilità tecniche, ma centrato sulle azioni competenti che le persone svolgono in autonomia, con responsabilità e capacità di ricombinazione strategica e flessibile di conoscenze.

Come è possibile tutto ciò? Grazie a qualcosa che sembra non essere contemplata dal sistema scolastico: lo sviluppo della creatività.

Per creatività si intende una vera e propria forma mentis: un modo di rapportarsi alla realtà, di concepire e vivere la vita. In questo senso la creatività può essere definita sia come la capacità cognitiva di creare e inventare qualcosa di nuovo, sia come un’apertura continua all’esperienza, all’innovazione, accettazione del rischio e della contraddittorietà, spirito di avventura, predilezione verso la complessità (si ricollega al concetto attuale di Problem-finding).

La creatività è una particolare abilità, potenzialmente connaturata in ogni individuo, che permette di produrre qualcosa di nuovo, in assoluto o ricombinando e riorganizzando elementi di ambiti differenti che, fino a quel momento, erano stati pensati come distanti.

La creatività è alla base dell'innovazione ecco perché oggi è tanto richiesta!


La scuola uccide la creatività ?


Ecco cosa ci dicono le ricerche:

- i bambini all’asilo sono più creativi che alla fine della scuola elementare

- la scuola non incoraggia i ragazzi a prendersi rischi

- i ragazzi devono sapere che l’errore è parte del processo di apprendimento, eppure si penalizza chi sbaglia

- I programmi di apprendimento dovrebbero stimolare la MOTIVAZIONE INTRINSECA, l'interesse e la curiosità; purtroppo i sistemi di valutazione tendono invece a favorire la MOTIVAZIONE ESTRINSECA: si incentiva i ragazzi ad apprendere per ottenere buoni voti o evitare punizioni, ciò aumenta la competizione e stimola i ragazzi ad apprendere in maniera superficiale.

- si impara meglio in gruppo, ma la scuola predilige l’apprendimento individuale anche se all’interno di una classe ( scarsa collaborazione ) perché noi per motivi economici creiamo delle classi. Abbiamo delle classi, con un potenziale, che è lo sviluppo del pensiero creativo, ma distruggiamo questo valore e perché si predilige il lavoro individuale, ognuno deve lavorare da solo, con se stesso, con il libro e se riesce con l’insegnante.


Ma vediamo insieme alcuni modelli che, seppur datati e di dimostrata efficacia, non hanno ancora trovato piena applicazione, soprattutto in Italia:

IL MODELLO DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE di GARDNER:

Nel 1983 ( e purtroppo anche oggi ) ci si concentrava sull’area LINGUISTICA e sull’area LOGICO-MATEMATICA.

Gardner ci dice che questi sono solamente due elementi della nostra intelligenza, perché dentro di noi, in misure diverse ci sono anche queste altre capacità:

  • capacità musicale

  • visiva

  • tattile

  • interpersonale

  • intrapersonale

  • esistenziale (etica, morale ecc… )

  • naturalistica

Un altro modello molto interessante è quello di STERNBERG (1997):

LA TEORIA TRIARCHICA DELL’INTELLIGENZA, composta da:

1. INTELLIGENZA ANALITICA → orientata alle procedure, quella usata nelle nostre scuole per intenderci;

2. INTELLIGENZA PRATICA → orientata alla concretezza, alla pragmaticità all’orientamento al risultato;

3. INTELLIGENZA CREATIVA → alimentata dalla novità e dall’intuizione ed è quella che ci interessa in una chiave di sviluppo.


Tutte e tre queste intelligenze sussistono, ma ognuno di noi ha caratteristiche particolari.


Vediamo ora gli effetti della scuola tradizionale sulle diverse intelligenze:


Profilo tipico intelligenza ANALITICA:

  • Ha tendenzialmente voti alti

  • Risultati alti nei test standardizzati

  • Hanno rinforzi positivi, vengono apprezzati dagli insegnanti, quindi amano la scuola

  • Sono ben inseriti

  • Seguono le consegne

  • Vedono i difetti delle idee

  • Hanno un atteggiamento critico nel senso che sono bravi a vedere cosa è difforme dalla norma, ma non sono critici nel senso evolutivo del termine, nel senso creativo del termine, cioè vogliono avere dei compiti che gli vengono impartiti

Questo tipo di intelligenza può essere sovrapposto ad un elaboratore informatico. Funziona bene quando si devono apprendere ed applicare procedure, ad esempio nei calcoli matematici o negli esercizi di grammatica:

Fare leva esclusivamente su questa intelligenza aveva senso quando non erano diffuse le calcolatrici; oggi è più facile trovare una persona con calcolatrice nel telefono piuttosto che una penna e un pezzo di carta dove fare un operazione

Quindi sarebbe meglio concentrarsi sulla programmazione, sulla statistica, sulle probabilità, sul pensiero laterale, sugli indovinelli.

"Fate matematica non fate operazioni in colonna che con la matematica non c’entrano niente". I docenti di matematica storceranno il naso a questa citazione è vero ma nella società odierna, nel mondo post-moderno è più utile saper ragionare in termini statistici e probabilistici, è più importante la logica ai fini dell'adattamento e della previsione del cambiamento. E' importante conoscere le procedure matematiche ma anche far usare la calcolatrice a scuola o il computer perché sarebbe un buon modo per garantire inclusione in casi di alunni con disturbi specifici dell'apprendimento o altre difficoltà.


Profilo tipico intelligenza INTELLIGENZA CREATIVA:

  • Hanno voti medio bassi

  • I risultati nei test sono medi

  • Si sentono limitati dalla scuola

  • Spesso considerati un tormento dagli insegnanti

  • Non si inseriscono bene a scuola

  • Non amano seguire le consegne

  • Amano proporre idee proprie

  • Persone naturalmente inventive, amano dirigere se stessi

Queste sono persone fondamentali nella nostra società, anzi agli "analitici" dovremmo cercare di far sviluppare questa intelligenza.

Quella che è una dimensione fondamentale, noi la distruggiamo.

Dovremmo valorizzarla perché è quella che ci dà la capacità del pensiero laterale, dell’inventiva, dell’autonomia.


Ed infine INTELLIGENZA PRATICA, poco enfatizzata dalla scuola:

  • Voti medio bassi

  • Risultati ai test medio bassi

  • A scuola si annoiano perché trattano argomenti che non possono toccare, hanno bisogno di sporcarsi le mani, di fare laboratorio, di toccare con mano

  • Spesso considerati demotivati dagli insegnanti

  • Non si inseriscono bene a scuola

  • Vogliono sapere a cosa servono compiti e istruzioni

  • Amano applicare le idee in modo pragmatico

  • Naturale buon senso, amano trovarsi in situazioni pratiche


Non sono importanti solo i contenuti, è importante come si insegna !

Quale potrebbe essere il nuovo paradigma quindi?

Einstein sosteneva l'importanza dell’immaginazione....Ma in realtà è importante fare un passo successivo: trasformare quello che noi immaginiamo in qualcosa che ha un senso!

E allora, ci vuole la motivazione intrinseca. Ci vuole la connessione con chi condivide le stesse nostre passioni, leva importante per la motivazione.


Quindi i punti fondamentali sono la scoperta del talento e l’utilizzo di strumenti diversi.


Come si può insegnare con le nuove tecnologie? Oggi il libro risulta essere solo uno strumento....Una volta era l’unico strumento di conoscenza. Oggi no, ci sono i video, i contenuti in rete, le simulazioni.


Cosa sviluppare ed allenare quindi? La capacità critica, la costruzione del pensiero critico per interpretare, riconoscere e valorizzare i contenuti.

Ma se io lavoro solo sui compiti da fare a casa non svilupperò mai niente di quello che mi interessa.


Allora, poniamoci una domanda, perché c’è l’istruzione ?


Lo scopo dell’istruzione dovrebbe essere quello di preparare i giovani alla vita dopo la scuola. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che ognuno trovi i propri talenti, sviluppi la conoscenza, la sicurezza di sé, la competenza, la passione, il governo della propria coscienza.

Allora l’obiettivo della scuola è che i ragazzi possano crescere , conoscere le proprie potenzialità, e saper raggiungere i propri obiettivi sviluppando le proprie risorse e facendo leva sulla propria motivazione.


Vediamo il modello tradizionale vs. il nuovo paradigma:

Insegnamento frontale

  • Materie

  • Gerarchie

  • Divisione del lavoro

  • Conformismo del sapere e dei contenuti: le scuole fanno competizione sui contenuti, nessuno la fa sul metodo e sulla personalizzazione dell’apprendimento

  • Linearità dell’insegnamento

  • Catena di montaggio basato sul nastro trasportatore del tempo: immaginiamo di svolgere un’attività, siamo concentrati e a un certo punto, dopo 50 minuti che siamo concentrati, suona la campanella, e ci fanno interrompere, per fare una cosa diversa. Gli alunni sono come operai in fabbrica: eseguono dei comandi senza comprenderne il senso il più delle volte ma solo perché "devono". Se chiedete ad un ragazzo perché si studia la storia o la geografia alzerà gli occhi e difficilmente saprà dare una risposta. Già... i ragazzi non sanno perché vanno a scuola e perché studiano determinati argomenti.


Nuovo paradigma:

  • Apprendimento non per l’esame, l’interrogazione.... ma per la vita: apprendimento significativo significa conoscere e saper usare le proprie conoscenze per dare senso alla propria vita. Provate a chiedere ad un ragazzo cosa ricorda di ciò che ha imparato a scuola l'anno scorso..... ricorderà molto poco.

  • Non parliamo di materie ma parliamo di discipline, che si possono incontrare, mescolare: l'interdisciplinarietà garantisce un apprendimento più profondo.

  • Imparare a creare collegamenti tra i vari contenuti ma soprattutto con le altre persone, quindi collaborare

  • Esaltare la diversità, perché è nella diversità che i saperi si combinano e creano l’innovazione

  • Favorire la creatività

  • Hub di saperi/laboratori/sperimentazioni pratiche.


La tecnologia è realmente utile o è deleteria?

Come sottolineato già nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo scolastico (MIUR, 2012), è necessario promuovere processi di insegnamento/apprendimento funzionali alla maturazione delle competenze richieste dalla società attuale. Obiettivo della scuola deve essere quello di formare ogni persona sul piano cognitivo, emotivo e culturale, affinché possa affrontare positivamente l'incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri. Per raggiungere tale obiettivo è necessario avvalersi delle moderne tecnologie: come hanno ampiamente dimostrato le diverse ricerche in ambito pedagogico, neuroscientifico, psicologico, sociologico e come emerge dall'applicazione (anche in alcune scuole italiane) di modelli formativi alternativi (si veda ad esempio la "Flipped Classroom"), la tecnologia può realmente favorire l'integrazione di processi di apprendimento implicito ed esplicito, un apprendimento che permane tutta la vita e rende le persone (anche con disturbi specifici dell'apprendimento o altre difficoltà) in grado di affrontare in modo creativo e consapevole le sfide della quotidianità. In questo senso la tecnologia può favorire l'instaurarsi di circoli virtuosi tra esperienza-istruzioni-spiegazioni e rendere l'allievo il protagonista del proprio processo di apprendimento e crescita, e l'insegnante, un mediatore, un facilitatore di tale processo!

L'insegnamento deve basarsi sull'esperienza, sulla valorizzazione delle diversità. Da figura autoritaria, l'insegnante deve divenire figura AUTOREVOLE, un leader, che non stigmatizza l'errore ma ne fa parte integrante del processo di costruzione della conoscenza. La lezione deve divenire occasione per costruire conoscenze ed esperienze formative in maniera collaborativa. Deve essere stimolata continuamente l'attività di ricerca, di sperimentazione ed indagine, l'attività creativa e produttiva degli allievi; puntando allo sviluppo dell'autonomia dei ragazzi e anche attraverso una maggiore apertura della scuola all'esterno e l'attivazione di una vasta rete tra mondo dell'istruzione, mondo del lavoro e terzo settore.

I ragazzi possono e devono imparare ad usare i social network, le informazioni che recepiscono ogni giorno, in modo critico, costruttivo e consapevole.


La scuola deve riscoprire la sua vera natura: deve essere un terreno fertile per TUTTI i tipi di intelligenze e per TUTTI gli stili di apprendimento; deve garantire a tutti le condizioni necessarie per la crescita personale e professionale. Deve orientarsi all'empowerment di insegnanti e allievi.


E' possibile quindi applicare un modello educativo che risponda alle attuali esigenze?

Alcuni esempi confermano che sì, è possibile: il modello finlandese, l'educazione democratica di Ysaac Hecht, il metodo Montessori. Impossibile ovviamente non pensare ai limiti all'attuazione di tali modelli: limiti politici, economici, culturali. E' sicuramente un processo che richiede tempo e risorse.

E' impossibile anche pensare di poter creare un solo modello definitivo; ne esistono ed esisteranno tanti e diversi, ed il rischio è proprio quello di cadere nel caos, di perdere certezze e punti fermi, tuttavia, tutti i modelli educativi alternativi che si stanno sperimentando sono flessibili, integrabili e personalizzabili, a seconda delle esigenze e dei contesti.

E' meglio una testa ben fatta che una testa ben piena (M. Montaigne)

Bibliografia:

  • ARIETI S., "Creatività. La sintesi magica", Roma, Il pensiero scientifico editore, 1979

  • BARDI D., "La classe scomposta. La didattica per competenze nelle tecnologie", Nova Multimedia Editore, Milano, 2014

  • GARDNER H., "Aprire le menti. La creatività e i dilemmi dell'educazione", Milano, Feltrinelli, 2014

  • GOLEMAN D., "Intelligenza Emotiva", Milano, Centauria, 2018

Link utili:





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