Cosa significa "𝗘𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗔𝗱𝘂𝗹𝘁𝗶"?




Se provate a digitare su Google "canzoni sulla vita adulta" i primi risultati riguardano: Sindrome di Peter Pan, figli, famiglia.

Nell'immaginario collettivo, alla parola "ADULTO" si collegano più frequentemente: figli, lavoro, responsabilità, doveri, impegni, sacrificio, rinunce, stress... tanto stress. Ed è assolutamente vietato lamentarsi: hai un lavoro, una casa, una famiglia? Ok sei un adulto!

In realtà "Essere adulti" può significare molte cose, ma quand'è che lo diventiamo davvero? Crescere significa diventare adulti? Quanto pesa sbagliare quando si è adulti?

A rifletterci bene non è semplice rispondere a queste domande, possiamo leggere montagne di ricerche, teorie, studi sul ciclo di vita, sullo sviluppo evolutivo dell'individuo ma si sa l'essere umano è complicato, profondo e la percezione che ognuno di noi ha sull'"essere adulto" è soggettiva. Un nostro lettore ha risposto che essere adulti significa essere davvero liberi, non dover sottostare alle regole imposte dalla famiglia o dalla scuola, non dover baciare o abbracciare quella zia un pò troppo invadente, non essere costretti ad indossare quel berretto orribile quando tira vento e non dover cantare alla recita scolastica per natale. Significa prendere le chiavi della macchina e andare dove si vuole. Significa poter dire NO!

Altri affermano di non essere ancora cresciuti e che non si sentono adulti.

Insomma si potrebbero scrivere pagine intere che raccolgono la diversa opinione che ciascuno di noi ha in merito all'"Essere adulti".

Vediamo cosa ci dice la psicologia.


Adulto è colui che ha trovato il proprio posto nel mondo.

Erik Erikson, nella sua Teoria dello sviluppo psicosociale (1982), afferma che lo sviluppo di ognuno di noi è determinato dal passaggio attraverso 8 stadi, ciascuno dei quali è caratterizzato da un compito da superare. In ogni stadio del nostro sviluppo viviamo una sorta di conflitto che è necessario risolvere per poter passare allo stadio successivo e crescere.

Secondo Erikson l'ingresso all'età adulta si ha ufficialmente passando dal 5° stadio (adolescenza) al 6°, definito proprio "Prima età adulta" (tra i 20 e i 25 anni circa). Quale dilemma ci troviamo a dover affrontare a quest'età secondo Erikson?

Durante l'adolescenza il giovane è impegnato nella costruzione della sua identità, allenta il legame con il nido sicuro della famiglia per esplorare il mondo, si affida al gruppo dei coetanei, ne ricerca l'accettazione e l'approvazione e poi sperimenta: ruoli diversi, identità diverse, cambia seguendo la moda, prova a farsi un'opinione sua della realtà. Può apparire impulsivo, incoerente, superficiale, suggestionabile; in realtà sta solo cercando la sua strada.

Verso i 20 anni si presume abbia fatto delle scelte, abbia capito cosa vuole essere e in che direzione debba andare. Ed ecco che è diventato un "Giovane adulto". A questo punto sente dentro sé la contrapposizione tra due tendenze: quella di fondersi con gli altri e quella di preservare la sua identità. Resta forte il bisogno di essere accettato e di ricevere approvazione dagli altri ma ora che ha una sua identità il giovane sente il bisogno di iniziativa, di prendersi degli impegni, di fare dei sacrifici per raggiungere obiettivi. E' un momento in cui in genere si avverte il bisogno di stabilità a livello sentimentale. Si è capaci di formare relazioni intime reciproche.

Dai 39-40 anni in poi il giovane è ormai un adulto e continua la costruzione della sua vita: si dedica al lavoro e alla famiglia per arrivare ad avere una visione più ampia della società. Riconosce che la vita non riguarda solo se stesso e attraverso la sua attività cerca di dare un contributo significativo alla società cui appartiene. Il senso di auto-efficacia, l'autostima, il proprio valore personale e quindi il livello di soddisfazione personale e benessere si basano sulla capacità di riconoscersi un ruolo nel proprio contesto di vita, di sentirsi utile, importante, produttivo.

La generatività e la produttività sono per Erikson fondamentali per sentirsi realizzati.


Il merito della teoria di Erikson è quella di aver fornito un quadro generale sullo sviluppo dell'individuo che abbraccia l'intero arco della sua vita; tuttavia, essendo una teoria "stadiale" pecca di rigidità: oggi parliamo di "traiettorie evolutive", ognuno di noi segue un proprio percorso, alcuni aspetti della nostra personalità possono emergere in fasi diverse rispetto a quelle descritte da Erikson e alcuni aspetti dei diversi stadi possono addirittura sovrapporsi o non presentarsi mai.

E' una teoria che risente del contesto storico e socio-culturale cui apparteneva l'autore.

Oggi sappiamo che la realizzazione personale non è solo legata alla capacità di creare una famiglia e alla stabilità lavorativa ma dipende dalla capacità di essere flessibili e resilienti, di riorganizzarsi di fronte alle difficoltà, prendendo il meglio da ogni situazione e trasformarlo in opportunità.



Cosa distingue un adulto da un ragazzino?

Dalla teoria e dalla pratica clinica in ambito psicologico emergono alcuni aspetti importanti.

Dal punto di vista soggettivo l'adulto si percepisce come autonomo, in grado di autodeterminarsi ed autogestirsi. E' colui che ha raggiunto un certo grado di libertà e di responsabilità. C'è chi tende a considerare questi due aspetti come contrastanti e chi invece li fonde insieme, cioè chi traduce la responsabilità in libertà, che è disposto a pagare il prezzo della responsabilità per percepirsi libero.

Quando parliamo di responsabilità in effetti possono essere tante le considerazioni... c'è chi la vive come un peso e la teme e chi invece la accoglie con orgoglio. In effetti dal punto di vista etimologico, responsabilità deriva dal latino responsus, respòndere : rispondere, essere garanti di ciò che si fa. si sente e si pensa. L'esperienza di vita permette all'adulto di esprimersi con un certo grado di sicurezza, convinzione e consapevolezza.

La generatività è un altro aspetto importante dell' essere adulto: molti si sentono adulti realizzati quando si svincolano dalla famiglia di origine per costruirsene una propria. Non a caso la prima reazione ad una separazione coniugale è il senso di fallimento.

L'adulto, rispetto al giovane ragazzo, ha trovato un posto nel mondo, si sente utile in funzione del proprio ruolo nella società, e dell'attività che svolge; quindi, di nuovo, si sente responsabile verso la comunità cui appartiene, verso gli altri (familiari e non-familiari).


Siamo pronti per definirci adulti?

Proviamo a sintetizzare cosa significa essere adulto: abbiamo capito che significa avere un lavoro, una famiglia, delle responsabilità ma anche libertà di scelta. Ma è sempre così? E' solo questo?

Per molti anni la psicologia si è occupata in maniera secondaria dell'età adulta, come fase evolutiva, perché è sempre stata considerata un'approdo, un traguardo.

Il sociologo Alessandro Bosi sostiene invece che non si può più parlare di stadi o tappe evolutive, l'adulto di oggi è un individuo in continua crescita e formazione, con tutte le gioie e le fatiche che il crescere comporta.

Potremmo dire che l'adulto è un "adolescente esperto" : i tempi che viviamo oggi ci mettono costantemente alla prova, ci impongono di ridefinirci, reinventarci in funzione del cambiamento, dell'imprevedibilità, della precarietà. Tutto è meno materiale e più digitale, tutto è diffuso, connesso, globalizzato. La famiglia ha assetti nuovi, il mondo del lavoro si sta trasformando, siamo costantemente iperstimolati, galvanizzati, incuriositi. Siamo iperconnessi, attenti al benessere psicofisico, aperti alle opportunità, sensibili ai temi sociali. Un movimento continuo, a volte uniforme ma più spesso caotico, multidirezionale.

Ci muoviamo tra paura e sperimentazione, tra scelte e sicurezze, tra errori e riparazioni. Ognuno ha il proprio sistema di valori, la propria gerarchia di priorità, costantemente messi alla prova dai mutamenti socio-economici e culturali. Viviamo l'epoca del cambiamento, del movimento, della connessione, degli agi e dei consumi, della frustrazione repressa e del senso di rivalsa.


Cosa può fare un adulto quando vengono a mancare le sue certezze? Come reagisce di fronte alle continue minacce di distruzione dell'identità che a fatica ha costruito e sta cercando di mantenere? Come può dire di essere responsabile se non ha l'opportunità di dimostrarlo?

E ancora... si è adulti quando si dice sempre la verità, quando ci si assume la responsabilità dei propri atti, quando si evita l'errore e si ha sempre chiaro cosa fare? L'adulto fa sempre questo?

Al di là di ciò che ci dicono le ricerche in ambito psicologico, sociologico, pedagogico, chiediamo:

Che cosa ci fa dire: "Ora sono un adulto"?


Essere adulti significa dover fare costantemente compromessi con il nostro Io adolescente, fino a perderlo del tutto e finire per schernirlo (sbagliando!). Cit. di Francesca Filiberti


Bibliografia

  • Erik H. Erikson, "I cicli della vita. Continuità e mutamenti", Armando editore (nuova edizione), Roma, 2018

  • Benjamin Barber, "Consumati. Da cittadini a clienti", Einaudi, Milano 2010

  • Diego Fusaro “Essere senza tempo. Accelerazione della storia e della vita”, Bompiani Editore, Milano, 2018

  • Lancini, M. & Madeddu, "Giovane adulto. La terza nascita", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014


Per saperne di più:

https://www.stateofmind.it/2014/06/giovane-adulto-recensione/



59 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti