Il Benessere passa per una Comunicazione Efficace


Le relazioni si sostanziano di comunicazione. Gregory Bateson



Spesso si sente parlare di COMUNICAZIONE EFFICACE, ma la maggior parte delle volte non si comprende lo scopo, l’obiettivo e l’importanza di migliorare questa competenza.


Partiamo dal presupposto che Comunicazione è Relazione.

La comunicazione è estesa ai diversi contesti: in famiglia, con gli amici, a scuola, a lavoro. Quindi comprendiamo dalla vastità del contesto, quanto sia fondamentale e strettamente legata alla nostra vita e al benessere.


Il termine stesso comunicazione letteralmente dal latino significa “mettere insieme, collegare”, dà subito l’idea di qualcosa che viene costruito insieme.

È il processo in cui vengono scambiate informazioni e conoscenze, ma anche emozioni e sentimenti.

Watzlavick, uno dei maggiori studiosi della comunicazione ha asserito, a ragione, che

“non si può non comunicare”

infatti qualsiasi cosa noi facciamo o diciamo dice qualcosa di noi, ma fa altrettanto il silenzio…

Quante cose possiamo comunicare con il silenzio? noia, disinteresse, tristezza, ansia, oppositività, ascolto, empatia, indignazione, difesa, shock.


Comunicare efficacemente significa esprimere al meglio se stessi, i propri stati d’animo e instaurare relazioni soddisfacenti, nelle quali condividere bisogni, valori e obiettivi.


Spesso sentiamo la necessità di approfondire tale argomento, spinti dalla motivazione di trovare nuove strategie che possano permetterci di affermarci e sentirci bene con l’altro…nel lavoro, con i figli, con il partner!


Intanto mi preme condividere una distinzione tra:


Comunicare: è il processo di scambio di informazioni e di

influenzamento fra due o più persone che avviene in un determinato

contesto.


Influenzare: esercitare prestigio o autorevolezza sull’animo altrui.


Convincere: dimostrare consapevolezza, vincere

con ragioni, argomenti, prove inoppugnabili


Persuadere: indurre qualcuno a riconoscere che una cosa è vera e

giusta o ad agire in un determinato modo


Manipolare: strumentalizzare qualcuno per propri fini


Perché la comunicazione si lega al concetto di BENESSERE?



La comunicazione ci permette di entrare in relazione con l’altro, e l’essere umano si sa, è un animale sociale.


Creare relazioni significative è uno dei bisogni fondamentali dell'essere umano.

Bowlby, il più grande teorico dell'Attaccamento del ventesimo secolo, insegna come le prime relazioni interpersonali con le figure di riferimento, siano essenziali per lo sviluppo del bambino e come il legame di attaccamento sia un bisogno innato. Per questo motivo quando la comunicazione è disfunzionale, ne risente la relazione e di conseguenza il proprio benessere psicologico.

Pensiamo ad una madre che interagisce con il suo bambino: nella maggior parte dei casi è una comunicazione fatta di sguardi, gesti, sorrisi, poche parole ma dette in un tono caldo, morbido.

Pensiamo ora ad una mamma che reagisce con rabbia o insofferenza al pianto del bambino o che non sorride in risposta ai vocalizzi del piccolo. Come vivrà il bambino le relazioni future se ha avuto prime esperienze segnate da frustrazione o indifferenza? Come potrà esprimere apertamente le sue emozioni od opinioni se ha appreso che la risposta primaria a queste è negativa?

Ecco l'importanza della comunicazione sin dalla nascita.


Saper parlare significa saper comunicare?


Il linguaggio ci distingue da ogni altro essere vivente e ci permette di svolgere diverse funzioni: esprimere i propri bisogni, esperienze, idee; dialogare, apprendere, ottenere informazioni. Con il tempo il linguaggio si arricchisce e diviene uno strumento efficace per costruire vitali reti di relazione e rispondere alle diverse situazioni della vita.


Primo aspetto però da tenere presente, è l’importanza della comunicazione non verbale e paraverbale. Spesso anche inconsapevolmente, non ci si rende conto che le parole sottendono un significato spesso discorde con la mimica, le espressioni, il tono e il ritmo della voce.


Watzlavick, di nuovo, ci dice che ogni comunicazione ha un livello di contenuto (le informazioni che mandiamo verbalmente, il messaggio che esprimiamo a parole) e un livello di relazione, fatto di sguardi, atteggiamenti, tono di voce, gesti e che è molto più potente del semplice messaggio verbale.

I segnali sul piano del contenuto e su quello della relazione possono essere congruenti (quando la comunicazione non verbale è a supporto dell’elemento verbale) o incongruenti (comunicazione non verbale in discrepanza con le parole) .

Nel caso di incongruenza, tende a prevalere il messaggio veicolato dalla comunicazione non verbale (gesti, posture, atteggiamenti del corpo, intonazione della voce etc).

Esempio banale di incongruenza: Il mio partner mi dice "Ti amo" mentre guarda l'orologio. Non è poi così banale se invece pensiamo al rapporto madre-figlio.



Gregory Basteson ha parlato di Doppio Legame: quella situazione, che si viene a creare quando la comunicazione tra due persone, unite da una significativa relazione emotiva, presenta una incongruenza tra la comunicazione verbale, quello che viene detto a voce, con quella non verbale fatta di gesti, di atteggiamenti, di postura e di tono di voce, a tal punto che il ricevente del messaggio rimane bloccato in una dinamica relazionale ambigua senza avere la possibilità di lasciare il campo.

Vediamo un esempio famoso di doppio legame riportato dallo stesso Bateson: una madre comunica a parole il proprio amore per il figlio mentre a livello non-verbale trasmette alcuni segnali di rifiuto, ansia o paura (non lo abbraccia, non lo guarda, si tiene a distanza e si allontana o si irrigidisce se lui si avvicina).

A quel punto il bambino potrebbe riconoscere il messaggio di rifiuto, ma tale interpretazione lo porterebbe a pensare qualcosa di profondamente doloroso: "mia madre è cattiva", "mia madre non mi vuole bene". Poiché il bambino dipende per la propria sopravvivenza dal sostegno fisico e psichico dei propri genitori non può far altro che accettare ciò che la madre asserisce e ritenere di essere lui il "cattivo" per aver avvertito questa incongruenza e per aver dubitato dell'amore della propria madre. Ma anche se avesse preso per buone le manifestazioni d’affetto della madre, il figlio avrebbe comunque "perso", poiché la madre si sarebbe tirata indietro (visto che è in ansia). E se in seguito il figlio si fosse ritratto a sua volta — per rispettare la risposta della madre — avrebbe ricevuto una punizione del tipo "Ma come, non mi vuoi più bene?". Se invece avesse cercato di commentare la situazione avrebbe ricevuto risposte del tipo "non è assolutamente vero..." oppure "come puoi pensare cose così brutte sulla tua mamma".

Si crea così una costante situazione di disagio nel bambino che influenza negativamente lo sviluppo della sua personalità.


Perché le parole non bastano?


In molte situazioni della vita sociale comunichiamo male e non utilizziamo al meglio le potenzialità che il linguaggio ci offre per migliorare le relazioni e gestire i conflitti interpersonali. Questo perché la qualità della comunicazione è strettamente legata alla qualità della relazione interpersonale.


Pensiamo a tutti quei casi in cui vi è un mancato ascolto, malintesi, aggressività, etc. Se al di là delle parole vi è un conflitto relazionale, allora anche la comunicazione risulterà conflittuale.



L'ascolto è una componente essenziale della comunicazione e riguarda il saper ascoltare il nostro interlocutore ma anche noi stessi.


Il problema è che a volte ci concentriamo su quello che stiamo dicendo e ci dimentichiamo di come ci sentiamo in quella relazione…ed il come ci sentiamo, inconsapevolmente arriva al nostro interlocutore


Altre componenti possono interferire, come ad esempio la difficoltà di gestire emozioni (paura, rabbia); l' apprendimento di uno stile comunicativo disfunzionale; la mancanza di consapevolezza del proprio stile comunicativo.


Pensiamo di nuovo ad una mamma che, in ansia e arrabbiata per quella telefonata con il proprio capo, risponde all’ennesima richiesta del bambino, “ora ho da fare”, ma con tono scocciato, esausto, come se in quel momento non fosse la priorità ascoltarlo.


Oppure il caso di un professionista che deve parlare in pubblico e che parla troppo velocemente. Sebbene possa essere preparato sull'argomento e sappia parlare perfettamente, il messaggio potrebbe non arrivare alla sua platea.


Dietro a questo comportamento potrebbe esserci una forte emozione di ansia, oppure una scarsa motivazione o infine potrebbe aver appreso a parlare molto velocemente magari imitando un modello educativo.


Comprendiamo quindi quanto la mancanza di consapevolezza impedisce una comunicazione efficace.



In che modo possiamo imparare a comunicare in modo efficace?


Intanto è importante riconoscere il proprio stile relazionale (stile passivo, aggressivo, assertivo), imparando quindi strategie più funzionali, che ci vengono suggerite dai diversi approcci teorici.

La comunicazione è, infatti, un comportamento e come tale è osservabile e modificabile. Tuttavia, non è semplice; comporta, infatti, un certo grado di consapevolezza e intenzionalità.


Non c’è una ricetta magica, una valigia pronta….Apprendere competenze comunicative efficaci comporta in primo luogo una riflessione su se stessi.


Una regola però mi sento di condividerla: cambiare la relazione con l’altro, vuol dire cambiare qualcosa in noi. Implica:

• Comprendere l’altro

• Conoscere noi stessi

• Ascoltare

• Fare attenzione ai feedback

• Allenare lo stile assertivo


L'assertività va appresa e allenata

Quando una persona asserisce qualcosa la afferma con convinzione e tenacia, pienamente convinta di ciò che sostiene.


E’ una competenza sociale che permette di riconoscere le proprie emozioni; è la Capacità individuale di riconoscere le proprie esigenze (o i propri diritti) ed esprimerle con efficacia nel proprio ambiente, mantenendo nel contempo una relazione positiva con gli altri.


Giannantonio e Boldorini affermano che

"Non esistono persone sempre assertive, ma solo comportamenti assertivi, che possono essere manifestati da tutti. Ciononostante, è vero che esistono persone che tendono ad essere aggressive, passive o assertive nella maggior parte delle situazioni"


Dunque essere assertivi è sempre il miglior modo di comportarsi? Sicuramente è un comportamento che ci consente di poter raggiungere i nostri obiettivi. Ma cosa può indurci ad avere un comportamento diverso da quello assertivo?

In alcune situazioni:

  • Non è il caso di dire tutto quello che pensiamo a qualcuno che in strada ci minaccia con un arma per rubarci il portafoglio.

  • Allo stesso modo può essere un comportamento assertivo scegliere rispondere in modo deciso e a volte duro ad un venditore che non vuole sentire ragione di andare perché la merce non ci interessa.




Bibliografia
"Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi", Paul Watzlawick et all., 1997 (ristampa)
"La teoria dell'attaccamento". John Bowlby
"La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale", Daniel, J. Siegel , 2021
"Fondamenti di psicologia della comunicazione", L.Anolli, 2012
"Il doppio legame. La genesi dell'approccio relazionale allo studio della famiglia", C. E. Sluzki, D. C. Ransom, 1979


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