Il cervello: la sede delle funzioni mentali e della nostra coscienza


Da un punto di vista lessicale i termini cervello e mente sono considerati quasi sinonimi. Eppure, se il significato del primo è immediatamente individuabile nell’organo fisico posto nella cavità cranica, la parola mente manca di un correlato oggettivo univoco e si riferisce all’insieme delle attività cognitive di ogni essere vivente che sia dotato di coscienza, pensiero, linguaggio. A rendere complessa la definizione della mente ha contribuito per millenni la parziale sovrapposizione di questa con il concetto di anima, intesa come entità immortale ed esclusiva dell’individuo umana (Treccani).


Il rapporto tra cervello e mente è un problema posto e affrontato da sempre.

Per secoli, i due termini hanno significato “cose differenti” che in qualche modo si integravano. Cartesio parlava di “res cogitans” e “res extensa” per indicare che da una parte c’ è lo spirito e dall’ altra la materia.


Oggi, le Neuroscienze invece affermano che non esiste alcuna dicotomia fra mente e cervello... indicano la stessa cosa. La mente, con il pensiero, l' affettività e il comportamento, è l' espressione della funzione del cervello, il quale è parte del corpo.

Con il termine affettività si indica l'universo di sentimenti, emozioni, passioni, stati d'animo... comunemente vengono associati alla dimensione dell'anima, del cuore ed invece sono processi radicati nel corpo, nel cervello, nella mente. L'affettività viene considerata addirittura la base delle nostre funzioni mentali.

"Damasio nega la dicotomia emozione-ragione: la ragione è guidata dalla valutazione emotiva delle conseguenze dell’azione, l’emozione ha la proprietà di influenzare i processi decisionali. La vita mentale si realizzerebbe attraverso il meccanismo dell’utilizzazione di informazioni derivanti dalle strutture nervose preposte all’elaborazione delle risposte affettivo-emotive e allo stesso tempo in relazione con i contenuti della memoria, che riemergono nel momento dell’esperienza."


Nella sua concezione, Eric Kandel premio Nobel per la medicina, pone come “primo principio” delle neuroscienze quello secondo cui “tutti i processi mentali derivano da operazioni del cervello. Questo principio ha un forte sostegno empirico. Lesioni del cervello infatti producono “alterazioni del comportamento, e specifiche alterazioni del cervello si riflettono in cambiamenti nel funzionamento mentale”.


Oggi, il principio che domina la concezione delle neuroscienze è che “tutte le funzioni della mente riflettono funzioni del cervello” (Kandel).


Il cervello è quindi l’organo dedito alla funzione di supervisione centrale del sistema nervoso, mentre la mente comprende principalmente funzioni cognitive quali la memoria, le percezioni, le emozioni, l’apprendimento e il ragionamento, e rende possibile il pensiero.


Oggi le neuroscienze ci dicono che nel corpo umano c’è un luogo fisico che correla l’attività neurale con le decisioni e che è la sede in cui tutte le informazioni sensoriali riguardanti sia se stessi sia il mondo esterno sono raccolte: è la parte evolutivamente più recente del cervello, la corteccia prefrontale, considerata anche il posto della nostra COSCIENZA.


In realtà, uno studio recente, ancora in corso, presso l'Università di Harvard, noto come "Progetto Connectome" ha individuato tre regioni cerebrali nelle quali avrebbe sede la coscienza umana:

  • Il tegmento pontino dorso-laterale rostrale del tronco cerebrale

  • L’insula anteriore ventrale sinistra

  • La corteccia cingolata anteriore (che guarda caso è strettamente connessa con la corteccia prefrontale ventro-mediale).

Questo studio è nato con l'obiettivo fondamentale di restituire la coscienza ai pazienti in stato vegetativo o in coma. Una sfida che la scienza tenta di portare avanti da tempo.


Tra le tante definizioni di Coscienza proposte nel corso del tempo è possibile fare una sintesi:

"la Coscienza è uno stato di consapevolezza di sé e dell'ambiente" (Fish,1967); "essere coscienti significa essere al corrente di se stessi e del mondo" (Scharfetter, 1980).

Il termine "Coscienza" si riferisce a tutti quegli stati di sensibilità e consapevolezza che tipicamente iniziano quando ci svegliamo da un sonno senza sogni e continuano fino a quando andiamo nuovamente a dormire, o cadiamo in un coma o moriamo, o ancora quando in qualche modo diveniamo incoscienti.

E' definita anche come l’attività decisionale non verbalizzata....istintiva e automatica. Ricordiamoci che la maggior parte delle nostre decisioni non avviene con un pensiero cosciente verbalizzato, ma in modo “automatico”.


Ha comunque una funzione integrativa: organizza il campo dell'esperienza sensibile attuale ed assicura l'orientamento spazio-temporale (colloca l'esperienza nel tempo e nello spazio) ed i processi di discriminazione e di scelta. Consente alla persona di reagire e agire sull'ambiente e su se stessa.

La coscienza è intenzionale, nel senso che è sempre diretta verso un oggetto (noi stessi o il mondo esterno); ha sempre un contenuto; infine è unitaria e intera.

La coscienza dunque è consapevolezza dell'esperienza. Ci può essere consapevolezza degli oggetti o autoriflessione. La prima comprende la capacità di essere consapevoli di se stessi come di un oggetto; l'autoriflessione fa riferimento all'esperienza soggettiva di se.


Le tre dimensioni della Coscienza:


Vigilanza (veglia) - sonnolenza (sonno)

La coscienza si muove lungo un continuum quantitativo dalla veglia sino alla sonnolenza.

La vigilanza è la facoltà di rimanere deliberatamente svegli. presenti e attenti. Essa è fluttuante poiché legata ad innumerevoli fattori, interni all'individuo (interesse, ansia, paura, gioia, noia) ed esterni.


Lucidità e ottundimento

Per lucidità si intende la chiarezza di pensiero e dipende dallo stato di vigilanza.

Il sensorium, cioè la consapevolezza piena di tutte le sensazioni interne ed esterne in un dato momento, può essere lucido o annebbiato.

L'ottundimento denota invece uno stato di lieve alterazione della coscienza in un continuum che va dalla consapevolezza e allerta sino al coma. Molte funzioni mentali sono offuscate: attenzione e concentrazione, comprensione e riconoscimento, formazione di associazioni tra idee, giudizio logico, comunicazione attraverso il linguaggio e azioni intenzionali.


La coscienza di Sé

Nello stato di veglia completa e di lucidità la prima ed immediata esperienza che facciamo è quella di noi stessi.


Le alterazioni della coscienza

Come è sempre bene ricordare, patologia e sanità possono presentare differenze di tipo quantitativo e qualitativo.

Vi sono molti casi NON patologici nei quali si ha un lieve scadimento della coscienza, come avviene con la sonnolenza, oppure quando siamo assorti in un compito, ad esempio lo studio, e ci distacchiamo dal mondo circostante. Quando sogniamo ad occhi aperti, ci perdiamo nelle nostre fantasie sino a distaccarci persino da noi stessi. Alcune ricerche hanno dimostrato che ci sono condizioni nelle quali si rileva una diminuzione della coscienza come può accadere ad esempio durante un lungo viaggio in autostrada; si tratta di brevissimi momenti nei quali quasi siamo quasi ipnotizzati dal ritmo monotono del viaggio, dell'ambiente tutto uguale.

Ci sono anche condizioni, che vanno sotto il nome di "Stato Oniroide", caratterizzate da una ricca produttività fantastica e da cangianti fenomeni allucinatori che spesso sono addirittura ricercati da persone che abusano di sostanze quali lsd o allucinogeni. Senza contare anche l'effetto "sedativo" dell'alcool o della cannabis sui livelli di coscienza.

Vi sono poi ovviamente quelli definiti più propriamente Disturbi della coscienza, con una base organica (lesioni cerebrali, epilessia, insufficienza renale od epatica, schizofrenia) oppure psichica o affettiva (gravi traumi emotivi che possono portare il soggetto a reagire con forme di derealizzazione e depersonalizzazione) o ancora legati ad un'intossicazione o all'astinenza da sostanze psicoattive.



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