Il periodo "agrodolce" della gravidanza e del parto: maternity blues





L'arrivo di un figlio è, nell'immaginario collettivo, un'esperienza rosea, caratterizzata da gioia e attesa. In realtà la ricerca e la pratica clinica dimostrano che è un periodo di forte ambivalenza per entrambi i futuri genitori: è un'esperienza unica per ogni donna e per ogni uomo, segnata dalla compresenza di sentimenti opposti: gioia/paura; benessere/dolore; investimento/timore per la perdita della propria identità. Tale ambivalenza viene spesso temuta e non espressa proprio perché la cultura impone che la gravidanza sia esclusivamente un periodo gioioso. Sappiamo invece quanto sia importante cogliere l'unicità di questa esperienza per ogni donna comprendere le difficoltà che può incontrare nel gestire un evento che è una vera e propria rivoluzione.

Inoltre, spesso si presta poco attenzione a ciò che accade, a livello intrapsichico, nell'uomo.


Ogni volta che nasce un bambino, nascono un padre e una madre. E da quel momento crescono insieme in saggezza e virtù (C. Gonzàles)

Per quanto la nascita di un figlio sia un evento atteso e desiderato, ciascuno lo vive in maniera diversa e peculiare in base alla propria esperienza di vita e personalità: non esistono previsioni di emozioni, pensieri, reazioni rispetto alla nascita.

Molti psicologi, medici, psichiatri si sono chiesti cosa accade nella mente di un futuro genitore. Fraiberg, nel 1975, utilizza un'espressione molto suggestiva in riferimento all'esperienza della genitorialità nascente: "Ghosts in the nursey". Secondo l'autore diventare genitori comporta inevitabilmente la riattivazione dei "fantasmi della propria infanzia", cioè di tutte quelle esperienze affettive vissute nell'infanzia, sia dall'uomo che dalla donna. Questi "fantasmi" si riattivano spontaneamente, al di fuori del nostro controllo e spesso a livello inconscio, dunque senza che ne siamo del tutto consapevoli.

L'emersione dell'affettività infantile deve però essere rielaborata; questa nuova elaborazione può essere positiva e portare il futuro genitore ad avere una visione più ampia ed organizzata degli eventi che ha vissuto oppure può riattivare delle dinamiche affettive infantili non risolte che possono destabilizzare la persona. Questa destabilizzazione è aggravata dal fatto che il futuro genitore, non essendo pienamente consapevole di ciò che sente dentro sé, può provare vergogna o colpa per i suoi sentimenti ambivalenti ed evitare di parlarne soprattutto con il partner. Sappiamo invece che il dialogo è il principale strumento per avviare un processo di elaborazione delle proprie esperienze.


Non so chi sei, non so come sarai, so solo che ci sei. E questo a volte mi fa sperimentare una vertigine assoluta. Mi sembra di camminare come un acrobata che muove lentamente i suoi passi su una fune sospesa a metri da terra… (A. Pellai, 2007)

Per quanto lo si neghi in realtà ciascun genitore deve fare i conti con la Disillusione nel confronto tra il bambino reale e il bambino "fantasmatico" (Lebovici, 1983). Per quanto pensiamo di essere preparati , non si è mai veramente pronti all'arrivo reale del piccolo. Durante la gravidanza entrambi i genitori si creano un carico di aspettative, consapevoli o non consapevoli, sul nascituro (ad esempio l'idea di un bambino che non ci lascerà mai, che saremo in grado di calmare e comprendere sempre, che si adatterà immediatamente alla vita fuori del ventre materno) che inevitabilmente si scontreranno con la realtà.

La nascita reale del bambino nella mente dei genitori è un processo più lento, complesso e diverso dalla nascita fisica: l'amore profondo per lui si scontra con conseguenze fisiche del post-partum, pianti inconsolabili, ritmi sonno-veglia completamente ribaltati, frustrazione, stanchezza, sbalzi d'umore, sentimenti di inadeguatezza, dubbi e paure. Tutto questo, se non viene condiviso, se non viene espresso, può diventare un peso enorme, con ripercussioni anche gravi sul rapporto genitore-figlio e sul benessere familiare.


Che cosa può accadere nella mente di un uomo che aspetta un figlio?

Una funzione specifica del padre è fornire una base sicura alla propria compagna, aiutandola ad affrontare le difficoltà materiali e psicologiche e favorendo lo sviluppo di una buona relazione madre-figlio (Whiffen e Jhonson, 1998; Baldoni e Landi, 2005).

Nella psicologia maschile, sovente può attivarsi la paura di non riuscire a proteggere ed a provvedere alla famiglia e se questa paura si instaura in un contesto di precarietà lavorativa o problemi nella relazione con la propria compagna può innescare tematiche depressive.

Dalla ricerca emerge che i timori più frequentemente riscontrabili nell'uomo in attesa di un figlio sono legati a:

  • Paura della morte: anche se la persona non ne è consapevole, spesso la nascita di un figlio segna simbolicamente la fine della giovinezza, della convinzione di essere immortali che ne è tipica. Ciò può essere particolarmente angosciante soprattutto se la persona non riesce a comprendere il significato del disagio che prova dentro.

  • Preoccupazione per la salute del bambino e della propria compagna, che spesso si associano a sentimenti di impotenza.

  • Sospetto, spesso accompagnato da senso di colpa o vergogna, che la relazione con la compagna cambierà inevitabilmente, che l'intimità venga interrotta e non ci sarà più spazio per la coppia.

Soprattutto in caso di forti insicurezze, ansie o tristezza ricorrente il rimedio più efficace è il dialogo, la condivisione del proprio disagio interno consente di alimentare il senso di fiducia nella coppia.


Cosa accade a livello di coppia con la nascita di un figlio?


La nascita del primo figlio è un vero e proprio compito evolutivo che caratterizza il ciclo vitale della famiglia e per essere affrontato deve avvenire una riorganizzazione del sistema, la creazione di un nuovo equilibrio, di nuove abitudini e la scansione di tempi di vita diversi.

La coppia è chiamata a fare un vero e proprio salto generazionale: deve prendersi cura della generazione più giovane e allo stesso tempo prendere le distanze dalla generazione più anziana (la famiglia di origine di ciascuno dei partner).


La coppia deve assumersi nuove responsabilità stabilendo nuove regole e negoziando un nuovo equilibrio evitando di venire completamente assorbita dalle esigenze del neonato.

i tre grandi poli della relazione di coppia: dimensione romantico-erotica; complicità amicale; solidarietà si modificano. Le prime due diventano meno intense in favore della solidarietà, intesa come "partnership": i due coniugi ora devono fare "lavoro di squadra". Questo cambiamento nell'equilibrio della coppia è essenziale ed assolutamente "fisiologico" ma deve, col tempo, essere "ricalibrato" altrimenti si rischia un impoverimento della relazione di coppia e l'allontanamento tra i due coniugi.


Tra i principali fattori che mettono a rischio la coppia possiamo trovare:

  • atteggiamenti negativi del partner nei confronti della compagna;

  • delusione coniugale rispetto al matrimonio, vissuto come noioso, caotico o faticoso;

  • percezione di una vita coniugale caotica dopo la nascita del figlio

I principali fattori protettivi, su cui si deve lavorare in un'ottica di prevenzione, sono:

  • La tenerezza del neopapà verso la coppia madre-figlio

  • L'alta considerazione del neopapà verso la compagna

  • L'alta considerazione e la fiducia della neomamma verso il compagno e verso la coppia stessa.


E penso che non esista al mondo una roccia che un giorno non si sbricioli, dentro o fuori, sia che si veda sia che non si veda e mi sorprendo ancora di quanto può essere ostinato e resistente il cuore di una donna (dal film: "Maternity Blues")


Maternity Blues. Cosa può vivere dentro sé una donna dopo il parto?

I mesi prima del concepimento, i 9 mesi di gravidanza, il post-partum, rappresentano un'esperienza unica, inimitabile per una donna. Come già detto, è un periodo di forte ambivalenza, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Il corpo e la mente vivono una vera rivoluzione, carica di aspettative e disillusioni, difficoltà e conquiste, novità e sorpresa, ma anche paura, preoccupazione e incertezza.

Per quanto ci si possa preparare nulla è mai esattamente come ci si aspettava e questo riguarda anche l'arrivo di un figlio.


Nel 1973 Pitt utilizza per la prima volta il termine "Maternity Blues" per indicare una serie di sintomi psicologici e psicosomatici che compaiono in maniera accentuata ma NON patologica nella maggior parte delle donne, nei 10/15 giorni successivi al parto.

Oggi si stima che dal 25 all'85% circa delle puerpere presenti tali sintomi, stime in continua crescita che rinforzano l'ìpotesi secondo la quale il Maternity Blues (anche detto Baby Blues) sia in realtà una condizione che normalmente si viene a creare immediatamente dopo il parto. Può essere considerata una condizione psicofisiologica perché legata alle interazioni tra diversi fattori: alterazioni dei livelli ormonali (caduta dei livelli di progesterone ed estrogeni), complicanze fisiche del post- partum, stress psico-fisico durante il travaglio ed il parto e fatica fisica, aspetti genetici, e fattori ambientali e psico-relazionali (esperienze, stile di vita, personalità, supporto sociale, qualità delle relazioni, ecc). Nulla di cui vergognarsi dunque ma da cogliere e affrontare in maniera adeguata; anche perché segna l'inizio del lavoro psicologico di elaborazione della maternità.


Quali sono i sintomi più frequenti del Maternity Blues?

  • forte oscillazione dell'umore in senso flessivo (blues): pianto, tristezza

  • reazioni emotive abnormi a stimoli neutri (reagire con rabbia ad un commento banale)

  • scarsa concentrazione, ansia e paura

  • irritabilità

  • disturbi del sonno e dell'appetito

  • senso di irrealtà e/o distacco emotivo/disinteresse verso il figlio

  • sensazione di dipendenza da altri

Questi sintomi, che possono insorgere nella prima settimana dopo il parto, in genere sono transitori e tendono a risolversi spontaneamente nel giro di 3/4 settimane.

Tuttavia è una condizione che deve essere colta, compresa e affrontata poiché influenza significativamente l'attaccamento madre-figlio: le madri con sintomatologia molto accentuata tendono ad essere più ansiose e ad avere un minor contatto fisico col figlio (Nagata, 2000; Ferber, 2004).

Inoltre trascurare tale condizione costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo di veri e propri disturbi depressivi (depressione post-partum).


La manifestazione dei sintomi varia, sia per intensità che per espressione; in alcune donne è più lieve e non crea disagio, in altre è molto intensa e può divenire difficile da gestire. Questa variabilità è dovuta alla presenza/assenza di alcuni fattori, legati sia alla persona che al suo ambiente psicosociale; ad esempio sono considerate più a rischio quelle donne che manifestano elevati livelli di ansia o sentimenti depressivi durante la gravidanza; o con storia pregressa di disturbi dello spettro ansioso-depressivo; oppure che presentano scarso adattamento sociale e forte ambivalenza, soprattutto durante la gravidanza.


Ad ogni modo è considerata come un periodo psico-affettivo che consente alla madre di prendere coscienza della rottura del rapporto simbiotico-fetale e iniziare la relazione con il bambino reale e i suoi bisogni.

In questo momento così delicato il supporto del neopapà nel "proteggere" la coppia madre-figlio è essenziale così come è importante il supporto dalle altre persone significative per la neomamma.

Anche la condivisione con altre neomamme è un fattore protettivo molto importante perché spesso insorgono vissuti di vergogna o colpa per ciò che si sente. Sapere che è un vissuto assolutamente condivisibile con altre persone può aiutare a ridimensionare il senso di inadeguatezza e solitudine che può insorgere.


Dato che non è una condizione patologica, non necessita nella maggior parte dei casi, di cure specifiche ma sono estremamente importanti: Informazione e supporto. Al momento della dimissione (ed anche prima, durante la degenza o i corsi pre-parto) le donne dovrebbero sempre essere informate su questa condizione perché questo contribuisce a ridurre i sentimenti di vergogna o colpa, l'ambivalenza e fornisce strumenti per affrontare le difficoltà successive alla dimissione di madre e figlio.



In conclusione:

L'arrivo di un figlio (dai mesi precedenti al concepimento sino al periodo immediatamente successivo al parto) è segnato da grandi sollecitazioni biologiche, psicologiche e sociali.

Nella vita di una donna non c'è nessuna esperienza paragonabile a quella di una nascita.

La tendenza di oggi in ambito di ricerca, prevenzione e cura della salute si sta muovendo nella direzione di un vero e proprio cambiamento culturale che porti ad una maggiore conoscenza e consapevolezza della realtà di una gravidanza e del post-partum. Uno degli obiettivi è rendere le persone consapevoli del fatto la nascita di un figlio è una vera rivoluzione, un'esperienza unica per ciascun individuo (donna e uomo) e soprattutto è un periodo "agro-dolce" (Crocamo , 2019): caratterizzato dall'ambivalenza.

La condivisione, il dialogo, il supporto sociale, l'informazione sono essenziali per aiutare i neogenitori ad affrontare questa grande rivoluzione senza cadere preda di sentimenti di vergogna, colpa, inadeguatezza di fronte a nuove responsabilità, nuovi equilibri e nuovi timori.





Bibliografia:


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