L'importanza di meravigliarsi

Aggiornamento: 19 set


Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni, un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi, un bambino che gioca con le fate mi ha raccontato che siamo fatti di meraviglia.
F. Caramagna

Viviamo in un mondo frenetico, dettato da ritmi incessanti, alcune volte insostenibili.

La mattina ci svegliamo e abbiamo già la testa piena di cose da fare.

Il lavoro, la casa, i figli, la famiglia e pensieri inutili, occupano gran parte delle nostre giornate.

Le pause non sono contemplate, i momenti d’ introspezione svaniti in un tempo ormai remoto.


Ma a fronte di tutto ciò, l’uomo è ancora capace di provare stupore e meraviglia di fronte ad un paesaggio o ad un’opera d’arte?


“Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere” A. Einstein.

Alimentare lo stupore tutti i giorni è un po' come tornare bambini.

I bambini attraverso la meraviglia conoscono il mondo e sono felici di ogni nuova scoperta.

Gli adulti sembrano non essere in grado di meravigliarsi, nulla risulta entusiasmante ad eccezione di scosse importanti alla routine.

Sbagliare strada durante un viaggio spesso è fonte di nervosismo e malumore perché ritardiamo l’arrivo verso un posto prefissato ma spesso non pensiamo che quell’errore ci avrebbe portato a vedere luoghi mai visti prima.

La meraviglia ai nostri giorni viene percepita come una sorta di minaccia che ci porta fuori dalla nostra comfort zone.

In realtà, come affermato dagli studiosi P. Ekman e W.V. Frieser, la meraviglia è una della sei emozioni di base perché capace di attivare il circolo emotivo e quindi anche le altre emozioni.

Meravigliarsi, quindi, è fondamentale anche per la salute.

Lo stupore, infatti, attiva il rilascio di neurotrasmettitori e ormoni che rinforzano lo stato dell’umore generando benessere e riduzione di stress.


Quando si parla di meraviglia a molti viene alla mente una qualsiasi forma di arte. L’arte risulta essere un terreno privilegiato ed è così che un insegnante propose alla sua classe di osservare un dipinto e chiese di raccontare ciò che stavano provando.

Molti, non provando interesse, dissero che sarebbero riusciti a disegnarlo anche loro, alcuni dissero "a me non piace", in pochi si chiesero cosa avesse spinto l’artista nella creazione e che cosa rappresentasse l'opera.


Quindi come potremmo comprendere e apprezzare un’opera d’arte se non conosciamo l’autore, la sua vita, le sue inquietudini e le sue passioni?


La risposta è meravigliandoci, perché è il mezzo più efficace e sicuro nel condurci sulla strada della conoscenza.

Una cosa la “vedi” solo se l’ammiri, la ami se la conosci.


Ma cosa succede nel nostro cervello quando osserviamo un’opera d’arte?


Una delle funzioni primordiali del cervello è di acquisire conoscenza sul mondo.

Semir Zeki, uno dei pionieri degli studi moderni sul cervello visivo e docente di Neurobiologia all’Università di Londra ha cercato nel suo libro intitolato “La visione dell’interno” di spiegare le basi neurologiche dell’esperienza estetica e il perché le opere d’arte ci commuovono tanto e con tanta forza.

I motivi che lo spinsero in questa ricerca furono le forti emozioni che la Pietà di Michelangelo in San Pietro a Roma gli provocò.

La sua premessa fondamentale consiste nel fatto che tutta l’attività umana è il risultato dell’attività del cervello e obbedisce alle leggi del cervello stesso.

Solo comprendendo le basi neuronali della creatività e dell’esperienza artistica possiamo sviluppare una valida teoria estetica.

Grazie ai progressi compiuti dalle neuroscienze spicca la convinzione che i nostri cervelli siano organizzati nello stesso modo ma dalla nostra esperienza del mondo appare ovvio che persone diverse dinanzi alla stessa opera d’arte rispondano in maniera diversa, vedasi i ragazzi durante la lezione di storia dell’arte.

La rivoluzione dello studio condotto da Zeki, però è rappresentato dalla scoperta del cervello visivo.


Vediamo con gli occhi o con il cervello?


Il cervello visivo è composto di una corteccia visiva primaria, situata nella parte posteriore del cervello, che riceve tutti i segnali della retina.

Quest'area è circondata da molte altre aree visive, ciascuna delle quali è specializzata nell'elaborare un aspetto specifico della scena visiva: forma, colore, movimento e volti.

La specializzazione funzionale che si trova nell’estetica riflette l’organizzazione cerebrale.


Quindi vedere con gli occhi è un illusione?


Per molto tempo si è creduto di vedere con gli occhi, che un’immagine del mondo si imprimesse sulla retina per essere poi trasmessa e interpretata dal cervello.

Con questa ricerca, in realtà, si è capito che nell’occhio non vi è nessuna immagine in senso tradizionale.

La retina è invece il filtro e il canale dei segnali verso il cervello, che poi costruisce il mondo visivo.

La visione è quindi un processo attivo.

Matisse l’aveva capito istintivamente quando scrisse “Vedere è già un processo creativo, che richiede molto sforzo”.


Grazie alla neuroestetica molti aspetti che sembrano sfuggenti possono e potranno essere compresi in termini di psicologia del cervello.

La gente però spesso teme questo esito.

Pensa che spiegando l’arte in termini di formule neurobiologiche la si priverà del suo valore, della sua capacità di interrogarci e di gratificarci.

Non sarà la conoscenza dei meccanismi che ci consentono di apprezzare la Pietà di Michelangelo a rendere quella scultura meno meravigliosa.

Lo stesso S. Zeki riferisce che sotto il cielo italiano, uno tra i paesi più ricchi di storia e opere d’arte, ha sperimentato una felicità tale che ancora lì torna alla memoria.


E voi siete ancora capaci di meravigliarvi?


Risvegliate la vostra meraviglia, fermatevi anche solo cinque minuti al giorno e godetevi una sana meditazione visiva.

Educate le persone e le nuove generazioni alla meraviglia e avrete dato un contributo alla loro creatività e alla loro felicità e in sostanza alla loro saggezza e che quest’ultima possa essere preziosa per la vita di ognuno e quindi anche per un mondo migliore.


Bibliografia:

Zeki S., 2003, La Visione dall’interno, Bollati Borighieri Editore s.r.l., Torino

Mastandrea S., 2015, Psicologia dell’arte, Carocci Editore, Roma.

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