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L'Intelligenza Emotiva alla base del benessere e del successo


Ci sono persone che, nonostante non si siano mai particolarmente distinte in ambito scolastico ed accademico per i loro risultati e le loro abilità, e nonostante magari abbiano anche dovuto attraversare diverse difficoltà esistenziali, sembrano riuscire senza troppo sforzo nella vita lavorativa e sociale, anche con successo. All’opposto, ci sono invece persone che nonostante siano palesemente dotate di spiccata intelligenza, siano magari anche colte e abbiano avuto maggiori possibilità di studiare, formarsi e viaggiare, fanno fatica a farsi strada nella vita e a raggiungere i propri obiettivi. Come si spiega questo fatto? Il fatto di possedere una buona o addirittura una notevole intelligenza non dovrebbe garantire la riuscita nella vita?

Per spiegare come possa avvenire questo fenomeno, occorre rifarsi al concetto di Intelligenza Emotiva.


Cos'è l'intelligenza?


Innanzitutto, è importante sapere che non esiste un solo tipo di intelligenza. Secondo une definizione di David Wechsler (psicologo che ha creato alcuni tra i test tra più famosi e tuttora utilizzati per misurare l’intelligenza attraverso il QI o Quoziente Intellettivo), essa è:


“la capacità dell’individuo di agire con uno scopo, di pensare razionalmente e di confrontarsi efficacemente con il proprio ambiente” (1944).


L’intelligenza è una funzione cognitiva che si esprime utilizzando ed entrando in relazione con molte altre capacità cognitive, pur non identificandosi esclusivamente in nessuna di esse: memoria, abilità di linguaggio, capacità di problem solving, ragionamento e pensiero e le funzioni sensoriali, per permetterci di interpretare l’ambiente che ci circonda, riconoscere i problemi e applicare le nostre capacità con lo scopo di agire sull’ambiente stesso e risolverli.


Nel corso dei decenni, a partire dai primi studi sull’intelligenza della fine del IXX secolo, si sono succedute diverse teorie volte a cercare di definire tutti gli aspetti dell’intelligenza ed in particolare è andata sempre di più formandosi una visione secondo la quale l’intelligenza sia un costrutto che in realtà contiene dentro di sé diverse intelligenze.


Diversi tipi di intelligenza


E’ stato Howard Gardner (psicologo statunitense), che negli anni ’80 ha sviluppato la teoria delle intelligenze multiple, sottolineando come l’espressione delle diverse competenze individuali sia influenzata dal contesto culturale di appartenenza: individui sottoposti ad uno stesso test di intelligenza possono presentare delle prestazioni molto diverse non perché abbiano delle effettive differenze intellettive, ma perché appartengono a culture diverse che permettono di sviluppare degli aspetti di elaborazione dell’informazione differenti.

In questa sua teoria egli descrive nove tipi di intelligenze: linguistica, logico-matematica, musicale, spaziale, corporeo-cinestesica, naturalistica, interpersonale, intrapersonale ed esistenziale.


Sono le ultime tre che ci interessano maggiormente:

  • l’intelligenza interpersonale è la capacità di interpretare le emozioni, le motivazioni, i bisogni e gli stati d’animo degli altri. Prevede l’empatia e la capacità di agire in maniera congrua e appropriata all’ambiente sociale circostante;

  • l’intelligenza intrapersonale è invece la capacità di riconoscere i propri stati d’animo profondi, i propri bisogni e desideri, di sviluppare autodisciplina e autostima e di esprimere le proprie emozioni in modo appropriato al contesto sociale;

  • l’intelligenza esistenziale è la capacità di riflettere sulle problematiche esistenziali, di effettuare ragionamenti astratti e filosofici applicati a categorie concettuali universali.


Questi ultimi tre tipi parlano quindi di un’area dell’intelligenza umana che può essere definita come intelligenza sociale, perché riguarda il rapporto con sé stessi, con la propria interiorità e con gli altri.