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La scuola digitale funziona. La "Classe Capovolta" è un esempio di successo.



Nel 2007 Mark Warschauer diceva: «il futuro dell’apprendimento è digitale» poiché la tecnologia non provoca effetti soltanto sui processi cognitivi umani, sui processi formativi e di alfabetizzazione, ma agisce sui sistemi e sui fattori sociali ed economici.

Ed infatti...

Il lavoro è sempre più "smart", la pubblica amministrazione è sempre più digitale, noi siamo sempre più digitali.

Chi non ha ancora uno smart phone? chi non ha mai visto un film su Netflix? Vogliamo parlare della comodità dell'acquisto o dei pagamenti online? Quanti di noi non hanno mai fatto "una capatina" su TripAdvisor prima di prenotare un ristorante? E quando ci annoiamo mentre aspettiamo o quando siamo in imbarazzo... quanto ci aiuta guardare e smanettare col telefono??? Ammettiamolo siamo intrisi di tecnologia. La amiamo e la odiamo allo stesso tempo.

Quante famiglie e insegnanti hanno maledetto i nostri tempi per via della odiata Didattica a Distanza?

Sì lo so ne avrete le scatole piene di sentir parlare di DAD, DID e smart working ma quello che voglio offrirvi io è semplicemente un altro punto di vista. Provare a guardare il "problema" da una prospettiva diversa... magari possiamo accorgerci che non è proprio un problema enorme e che forse, come spesso accade, dal male si può sempre tirare fuori qualcosa di positivo.

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” (F. De Andrè)

Il compito dei sistemi educativi è preparare i giovani al mondo, alla vita. Quindi partiamo da una domanda diretta: che mondo è? Un mondo sempre più globalizzato, accelerato e complesso. Tutto sta cambiando. Fino a trent'anni fa potevamo ancora sperare in un percorso lineare: studio, università o lavoro. Si studiava e lavorava puntando al "posto fisso" e alla "progressione di carriera" col tempo. Ormai il "posto fisso" non esiste più inutile negarlo. Tutto è precario, tutto è veloce e volatile. Non sappiamo nemmeno cosa significa "precario" e "volatile" ma sappiamo che oggi è tutto più complesso. E anche nei lavori "tradizionali" spesso dobbiamo barcamenarci tra turni e orari "instabili".

Dunque a cosa dobbiamo preparare i nostri giovani?

Ci siamo mai chiesti perché i ragazzi di oggi non rispettano più l'autorità dei docenti? Perché ci sembrano tutti sempre annoiati, demotivati??? Forse perché non comunichiamo con loro in modo adeguato. I ragazzi, e anche i bambini sono sempre più "digitali", per quanto ci ostiniamo a non ammetterlo o a combattere l'idea è così... sono nati in un'era digitalizzata e tecnologica e il telefonino è come un'estensione del loro corpo. Giusto, sbagliato? Non è ora questo il punto. Il punto è che la missione didattica ed educativa diventa quella di evolversi e trovare la chiave giusta per guidare i nostri giovani e allora: la tecnologia può diventare una potente alleata.

Sapete quanti bei progetti educativi e sociali si possono creare con un pc e una connessione internet? Quante ricerche e quanti strumenti possono sfruttare i ragazzi e sentire di essere davvero i protagonisti del loro sapere e del loro apprendimento? Quanti scambi interculturali si possono creare? Basta saper sfruttare i vantaggi della tecnologia e limitare i rischi. La guida dell'adulto competente è essenziale. Forse è finito il tempo del "piangersi addosso" ed è ora di iniziare a sfruttare ciò che di buono hanno i nostri tempi. Il cambiamento va cavalcato non combattuto.


Il Parlamento Europeo (2015) ricorda che:


"anche il ventunesimo secolo può essere compatibile con competenze tradizionali, fonte di posti di lavoro stabili e non delocalizzabili e base di un certo numero di settori di eccellenza europei; invita a sostenere la tutela di tali competenze tradizionali e la loro trasmissione alle generazioni future attraverso la formazione, combinandole laddove possibile con nuovi tipi di competenze, incluse le competenze digitali, al fine di sfruttarne al massimo il potenziale".


Questo punto fa riflettere sul fatto che la semplice introduzione di tecnologie nella scuola è insufficiente e potrebbe addirittura essere lesiva; la tecnologia deve essere uno strumento di integrazione e mediazione e non un “sostituto”; del resto l’evoluzione tecnologica stessa non procede mai per sostituzioni, ma per integrazioni (Postman,1992); ogni nuova tecnologia non prende mai il posto della precedente, può modificarla, migliorarla ma mai sostituirla.

La realtà multimodale in cui viviamo ci impone di utilizzare più e diversi linguaggi, senza dimenticare i precedenti. Più che la semplice introduzione di tecnologie nel sistema formativo è necessario un cambiamento nel paradigma dell’istruzione che riguardi più livelli: investimenti pubblici in ricerca e innovazione, organizzazione scolastica, formazione dei docenti, innovazione nelle modalità didattiche. L’utilizzo dei media digitali nei contesti formativi necessita quindi di una nuova progettualità che si esplicita in un rinnovato modo di “fare scuola” e che ha alla base un’imponente attività di ricerca e sperimentazione.

Secondo Gardner (1999) le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (ITC), se integrate nel setting formativo, consentono di ri-pensare e personalizzare i processi di apprendimento tenendo conto degli schemi cognitivi e delle caratteristiche di ciascun utente, abbattendo le barriere strutturali e mentali e favorendo realmente l'inclusione.

La diversità diventerebbe un'opportunità e non un ostacolo.

Ad esempio: le simulazioni digitali e immersive (anche con videogiochi) consentono agli studenti di interagire e sperimentare in un ambiente virtuale ma realistico; inoltre permettono di indagare la complessità di un evento o fenomeno.

La simulazione può essere considerata un valore aggiunto se si usa per analizzare le relazioni tra variabili e non solo ed esclusivamente per ricercare la causa di un fenomeno.

La scoperta di nuove forme, luoghi e non-luoghi di apprendimento grazie alla tecnologia e alla mente umana.