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La Sindrome della Donna Maltrattata ed il Ciclo Della Violenza





Laura Pirri, 31 anni. “Papà e mamma litigavano, lui la picchiava, è stato lui...”. Uccisa dal marito davanti al proprio bambino il 25 marzo 2017, perché rifiutatasi di consegnare 20€ al compagno.


Victoria Osagie, 35 anni. Uccisa dal marito il 16 gennaio 2021, davanti ai suoi tre bambini e due uomini che non sono riusciti a proteggerla. Accusata di tradimento, ma dalle indagini è risultato che ad avere una relazione extraconiugale era proprio il marito.


Maria Carmina Fontana, 50 anni. Uccisa il 28 maggio del 2021 dal marito al culmine di una lite scoppiata per futili motivi.


Esempi di vite spezzate, ma la lista di donne uccise nel corso degli anni per mano del proprio partner o ex partner non trova mai fine. Nell’anno appena passato, le vittime sono state 61.


Nel 2020 la pandemia dovuta al COVID-19, con le sue misure di contrasto, oltre ad aver causato dei gravi problemi economici, di salute e sociali, ha generato un forte aumento della violenza di genere.

Molte donne, infatti, principali vittime della violenza, in questo periodo caratterizzato da lockdwon e quarantene, si sono ritrovate chiuse in casa con il proprio maltrattante ed in una situazione già stressante, chi subiva precedentemente violenza, rischiava di subire più violenza del solito.


La psicologa americana, Leonore Walker, alla fine degli anni 70 ha elaborato il concetto di “battered woman syndrome”, ovvero la “sindrome della donna maltrattata” . L' autrice desiderava descrivere un modello unico di comportamento ed emozioni che si sviluppano in una persona che subisce un abuso e che cerca di sopravvivere al suo dramma; osservò che gli schemi comportamentali risultati dall’abuso, spesso somigliano a quelli del disturbo da stress post-traumatico.

L' abuso sfocia in molteplici forme: violenza fisica, violenza psicologica, violenza economica, violenza sessuale, stalking e così via. Nella maggioranza dei casi, le donne maltrattate non denunciano i loro aggressori per paura, soprattutto se non sono economicamente indipendenti, perché temono di aggravare la propria situazione. Una persona che vive una violenza può sentirsi ansiosa, sola, depressa e può provare forti sentimenti di vergogna.



Il ciclo della violenza.

L. Walker, concentrò la maggior parte dei suoi studi sul fenomeno del maltrattamento e nel 1979, dopo un lungo lavoro compiuto a stretto contatto con le donne vittime di abuso, individuò un modello comportamentale comune ed elaborò la teoria del "Ciclo della violenza"; una teoria nata con l’intento di descrivere le diverse fasi che all’interno di una relazione violenta si susseguono. Un ciclo caratterizzato da momenti specifici che si ripetono costantemente in maniera sistematica.

In ogni relazione vi è sempre un inizio che in genere è descritto dalle donne come “inizio normale”, costituito da momenti felici, privi di violenza. Quest’ultima, infatti, si evolve gradualmente all’interno delle relazioni.

Le fasi che mettono in moto questo vortice di violenza sono le seguenti:

- l'accumulo della tensione;

- l’esplosione della violenza (o escalation);

- la falsa riappacificazione (o luna di miele);

- lo scarico delle responsabilità.