La Violenza: istruzioni per l'uso


Il termine violenza , deriva dall’etimologia latina “violentia”, intesa come l’uso di forza eccessiva, che si verifica nel momento in cui il violento mette in atto un comportamento controllante, che dà origine ad una relazione asimmetrica dove il potere, la prevaricazione, il ricatto, la manipolazione generano un abuso incontrollato, che si rivela per le vittime vulnerabili come una “spirale del terrore senza fine”.

Uno studio spagnolo del 2016 pubblicato dalla rivista scientifica Nature (vol.538, 13 ottobre 2016) porta alla luce una lettura interessante in chiave evoluzionistica. Sembrerebbe infatti che la violenza sia una caratteristica specie-specifica dei primati, pertanto andrebbe considerata come un tratto ereditario. Naturalmente dalla preistoria ad oggi la strutturazione di civiltà sempre più evolute e normate, ha ridotto di molto l’intensità della violenza mortale, sebbene siano ancora attuali e presenti agiti violenti ed insensati in diverse culture e in alcuni periodi storici, come ad esempio le nefandezze spietate del secolo scorso. La violenza, soprattutto di genere, resta purtroppo ancora oggi una piaga che tarda a guarire. Intesa come discriminazione verso un genere sessuale definito, per esempio, la violenza sulla donne è sempre stata presente, sin dalle origini dei tempi, in quanto la donna venendo considerata fisicamente più fragile, con una struttura fisica meno muscolosa e più indifesa, diveniva facile preda di sfoghi fisici, sessuali, verbali e psicologici.



Identikit della persona Violenta

Quando si legge o si sente il termine “violenza” l’accezione più comune cui si è più abituati a pensare è la violenza fisica o sessuale, ma violenza sono anche tutti quei comportamenti che vengono considerati "normali" dalle stesse vittime, come forme particolari di “attenzione”, o gesti un po' troppo affettuosi… Inoltre si hanno:

· Controllo della propria privacy

· Potere dell’altro sulle proprie scelte o azioni

· Limitazione della propria volontà

· Negazione del proprio consenso

· Isolamento dalla famiglia e dagli amici

· Svalutazione dei talenti o delle qualità

· Minimizzazione di gesti violenti, o di eventi di una certa gravità

· Eccessiva gelosia nei confronti del partner

· Disregolazione emotiva con scatti di ira ed aggressività

· Minacce

· Incuria

· Maltrattamento fisico, psicologico ed emotivo



Quante forme di violenza esistono?

Sotto la denominazione di violenza prendono forma differenti manifestazioni legate al maltrattamento:

1. Violenza Fisica, che comprende l’uso della forza fisica sull’altro/a e spesso sono le lesioni più visibili(calci, pugni, schiaffi, spintoni, morsi, sputi, tagli, ferite con armi .

2. Violenza Verbale , che include negazione di eventi accaduti, bugie, minimizzazione, insulti

3. Violenza Emotiva, che agendo in maniera subdola si ancora alle parti più intime e nascoste della persona ;l’effetto è paragonabile ad un terremoto emotivo che distrugge ad ogni violenza la struttura della personalità della vittima.

4. Violenza Psicologica, simile come conseguenza a quella emotiva; la violenza psicologica induce al terrore, alla minaccia, al sopruso, al ricatto. Gli occhi della vittima da violenza psicologica sono letteralmente il ritratto della paura.

5. Violenza Economica, la vittima non lavorando si ritrova ad essere economicamente dipendente dal suo carnefice. Questa situazione può caratterizzare una difficoltà per il partner maltrattato, che subisce passivamente le violenze senza poter reagire perché si trova senza alcuna possibilità di sostentamento né per se né per i propri figli.

6. Violenza sessuale, in una coppia stabile spesso la violenza sessuale accade dopo un grande attacco di rabbia, e considerando la funzione rilassante che avviene con l’orgasmo, purtroppo questo può sfociare in un meccanismo ripetuto in cui l’atto sessuale non consenziente viene usato per il rilassamento di lui, e vissuto come abuso da lei. Nel caso si tratti di due partner occasionali di cui uno non sia consensuale, l’atto diventa ancora più grave, soprattutto se l’abuso è: consequenziale all’uso inconsapevole di sostanze psicotrope sulla vittima; se effettuato in gruppo; o sottoponendo la vittima a pratiche sessuali non condivise.

N.B. Riguardo la violenza sessuale, si ricorda che anche la coercizione riproduttiva ovvero l’atto di costringere la donna ad abortire solo perché non sia stata adottata alcuna pratica di prevenzione alla gravidanza è considerata VIOLENZA SESSUALE.

7. Violenza Assistita, spesso in situazioni familiari in cui purtroppo è più frequente la donna a subire il maltrattamento, nello scenario tragico di violenza, ci sono altre vittime: ovvero i testimoni passivi: I bambini. Indifesi, spaventati, terrorizzati, fragili, assistendo alla violenza tra i due genitori restano increduli, davanti ad uno spettacolo crudo di aggressività e rabbia da una parte , di impotenza e terrore dall’altra. Non riescono a decifrare gli eventi terribili di cui sono testimoni e tremano di paura. Temono per la vita “dell’oggetto” a loro più caro, di colei che ha dato loro la vita. Spesso in situazioni di violenza domestica i bambini diventano purtroppo anche parte attiva del conflitto nel tentativo estremo di voler difendere la madre.

8. Stalking, atti di persecuzioni , molestie ed intimidazioni eseguiti con ripetizione sulle vittime (spesso ex) da un solo individuo, o anche da un gruppo di persone, con lo scopo di incutere paura.

9. Bullismo, la violenza in ambiente scolastico. Sebbene non riguardi la violenza di genere, questo tipo di comportamento è un abuso che si manifesta in ambienti scolastici presentandosi esattamente con le stesse peculiarità e caratteristiche della violenza sebbene sia più frequentemente presente l’uso della minaccia, della prevaricazione e dell’isolamento della vittima.

10. Mobbing: la violenza in ambiente lavorativo. Anche in questo caso il bersaglio sono i lavoratori più disponibili, più accondiscendenti, meno assertivi che proprio a causa della loro disponibilità a fare sempre di più, inizialmente appassionati dal lavoro e gratificati per il loro rendimento, non si accorgono che invece col passare del tempo questa loro dedizione non riconosciuta pesa loro come un macigno e comincia ad intrudere nella loro mente il pensiero di non valere più, di non essere più competenti e all’altezza del ruolo richiesto, non solo in ambito lavorativo, ma anche sociale e relazionale.

Tutto questo è violenza.


Come si può difendere una vittima di violenza?

Sicuramente la prima mossa da fare è riconoscere la violenza, quindi è importante non chiudersi nel proprio isolamento e parlare con qualcuno di cui ci si possa fidare, proteggere se stessi e in caso i propri figli, cercando uno spazio sicuro e protetto. Esistono moltissime associazioni che operano a difesa delle vittime di violenza. Se tu o qualcuno che conosci si trova in questa situazione non pensarci su due volte ,

ma CHIEDI AIUTO!



Esiste un modo per intervenire o cambiare qualcosa?

Tornando un po' indietro nel tempo, i primi esperimenti sul comportamento animale studiati sia da Pavlov che da Skinner ( primi teorici dell’approccio comportamentista) hanno fatto emergere una caratteristica essenziale del comportamento, cioè la capacità di intervenire sul comportamento stesso introducendo degli stimoli. Quindi considerando il comportamento una sorta di apprendimento dell’uomo verso l’ambiente, si può considerare la possibilità di modellarlo applicando dei rinforzi più o meno positivi. Avendo fatto questa premessa si può affermare con certezza che anche una PERSONA MALTRATTANTE E VIOLENTA PUO’ CAMBIARE!


Quali sono i passi che una persona maltrattante deve mettere in atto per cambiare?

Sebbene sia poco frequente che un uomo maltrattante si rivolga di sua spontanea volontà ad una struttura di riabilitazione, tuttavia il primo passo che determina il cambiamento è rivolgersi ad un’associazione o ad un centro antiviolenza (C.U.M. Centro Uomini Maltrattanti) che possa aiutare la persona con problemi di disregolazione a riconoscere il proprio comportamento. Di solito le richieste di riabilitazione e recupero pervengono a seguito di invii, segnalazioni o denunce da parte del tribunale o delle forze dell’ordine.


L’uomo violento non è un mostro, ma è una persona in difficoltà che non riesce a comprendere le sue emozioni e l’unico modo che conosce per reagire è attraverso la violenza…


Il percorso non è semplice ma neppure impossibile, l’uomo violento grazie al sostegno e al contenimento del terapeuta non giudicante, sarà accolto e contenuto all’interno del setting psicoterapico. Il suo cambiamento sarà basato su un lavoro di ristrutturazione cognitiva. Il fine è quello di smontare il suo “puzzle mentale” in cui le tessere corrispondenti alle sue emozioni, pensieri e valori, sono posizionate da sempre in maniera scorretta, pertanto l’intervento del terapeuta sarà funzionale ad aiutare l’uomo maltrattante ad inserire ogni tassello nella giusta collocazione.

Il terapeuta, per motivare l’uomo al cambiamento, può usare tre strumenti che lo aiutano a mentalizzare:

1. Le conseguenze dei suoi gesti che lo portano a temere la perdita dei suoi affetti;

2. L’ipotesi di essere inserito in un gruppo di auto aiuto in cui l’elemento comune disfunzionale viene condiviso e riaggiustato;

3. La riconquista di una sana genitorialità attraverso percorsi di riabilitazione e parent training


Il Codice Rosso : un gesto di speranza contro il femminicidio.

Memori delle denunce non accolte o non esposte che hanno dato luogo e continuano ancora oggi a seminare vittime indifese, il 19 luglio 2019 (L.69/19) viene finalmente riconosciuto uno strumento fondamentale sia in ambito investigativo che giudiziario, Il codice rosso, dedicato alle vittime di violenza domestica o di genere. Il codice rosso, denominato così come quello usato in ambito ospedaliero ,prevede l’obbligatorietà di ascolto entro tre giorni dai fatti denunciati nel registro delle notizie di reato, permettendo alla donna di far valere il suo diritto di richiedere l’intervento delle autorità nel più breve tempo possibile senza mai più dover temere un domani che potrebbe non esserci più.



Riferimenti utili per la donna vittima di violenza

1522 Numero ANTIVIOLENZA e STALKING (Servizio promosso dalla PCM e Ministero delle Pari Opportunità)

La chiamata è gratuita anche dai cellulari e mette subito in contatto con operatori. Si può chiamare sia per avere un consiglio che per chiedere aiuto

ASS. DIFFERENZA DONNA ONG Sede Operativa Via Tacito, 90 – 00193 Roma Tel. 06/6780537 info@1522.eu

DIPARTIMENTO PER LE PARI OPPORTUNITÀ Largo Chigi, 19 – 00187 Roma E-Mail: violenza.po@governo.it P.E.C.: pariopportunita@mailbox.governo.it



Biografia :

Gomez, J.M. ,Verdù,M., Gonzales Megias ,A., Mendez ,M.(2016) The phylogenetic roots of human lethal violence, Nature 538, 233–237 (2016). https://doi.org/10.1038/nature19758

Dotti, M.(2014) “Segni parlanti , occhi che ascoltano” Convegno Nazionale FNOMCeO in https://www.odmeo.re.it/wp-content/uploads/2015/04/atti-convegno-11-aprile-2014_reggioemilia.pdf

1522 “numero antiviolenza e stalking” https://www.1522.eu/