Manipolazione e vittimismo: due facce della stessa medaglia.

Aggiornamento: 16 giu

E' meglio capitare tra i corvi che tra gli adulatori, gli uni divorano i cadaveri, gli altri divorano i vivi. (Antistene)

Cos'è la manipolazione psicologica?

Generalmente la manipolazione psicologica è una forma di influenza emotiva e cognitiva che ha lo scopo di cambiare la percezione ed il comportamento altrui. A volte può sfociare nel vero e proprio abuso psicologico.

Esistono diverse forme di manipolazione, più o meno subdole e più o meno rischiose in molti ambiti della vita: sentimentale, lavorativa, sociale.

L'obiettivo di questo articolo è cercare di descrivere in linea generale questo meccanismo, con cui tutti prima o poi arriviamo a confrontarci. Ci sono casi gravi e patologici ma ci sono casi tipici della quotidianità che creano comunque disagio e che quindi è necessario conoscere per evitare di diventare "vittime" inconsapevoli e instaurare relazioni interpersonali sane e gratificanti.


Chi è il manipolatore?

Il manipolatore è una persona che mira a gratificare i propri bisogni e desideri a spese degli altri. Benché nell'immaginario collettivo il manipolatore è una persona perfida e fredda, in realtà sono più comuni i casi in cui la persona manipola senza esserne pienamente consapevole perché diviene parte integrante della personalità. Nel caso ad esempio di personalità narcisistiche, antisociali o istrioniche la manipolazione è una modalità di entrare in relazione con l'altro. E' l'unica modalità relazionale che conoscono senza averne piena consapevolezza.


Perché esiste la manipolazione?

La Psicologia sociale si è molto occupata della Comunicazione persuasiva (famosi i lavori di Robert Cialdini) e delle modalità di reagire alla manipolazione (agita da parte dei mass media, del gruppo di appartenenza, dal contesto socioculturale allargato) o di sfruttarla a fini commerciali, politici, sociali.

Esistono però tantissime situazioni di vita, relazioni intime o amicali, rapporti di lavoro, nelle quali subentra un meccanismo relazionale manipolatore-vittima che causa profondo disagio ma dal quale è difficile svincolarsi.

Il soggetto manipolatore può essere chiunque: il proprio partner, un amico, il proprio datore di lavoro o collega, un vicino di casa, un parente.

Ci troviamo assoggettati alla volontà di qualcun altro senza rendercene conto.

La personalità narcisista è caratterizzata da un senso di sé grandioso, di onnipotenza e superiorità rispetto agli altri. Tale grandiosità però nasconde un profondo difetto di autostima. I cosiddetti "narcisisti" hanno costantemente bisogno di essere apprezzati, ammirati dagli altri per poter mantenere alto il loro standard di autostima: vivono in funzione degli altri.

Il narcisista solitamente tende ad utilizzare le persone, soprattutto parenti, amici e partner , come fossero specchi della propria grandiosità: idealizza l'altro, lo fa sentire importante, è seducente e adulatore, può sembrare li partner ideale per poi arrivare a svalutare aspramente la persona, colpevolizzarla, criticarla quando sente che non risponde più alla sua necessità di essere ammirato, elogiato, sostenuto in ogni impresa (anche poco realistica).

Non a caso infatti le persone che tendono a legarsi con i narcisisti sono caratterizzate da tratti di personalità dipendenti.

I dipendenti hanno costantemente bisogno dell'Altro per poter vivere: delegano ad altre persone qualsiasi scelta, anche banale della vita quotidiana; evitano lo scontro, nascondendo anche ciò che pensano realmente e sopprimendo emozioni quali rabbia o tristezza pur di evitare la possibilità di allontanarsi dall'altra persona. Tentano di assumere la posizione, gli atteggiamenti e le opinioni dell'Altro per piacere di più, possono giungere anche a veri e propri sacrifici pur di non abbandonare la relazione, che è l'unica fonte di sicurezza e l'unica cosa da proteggere, anche a costo di annullarsi completamente. Il dipendente esiste solo in funzione della relazione.


Ci sono poi le personalità antisociali, sino ai casi più gravi di psicopatia e sociopatia: in questi casi la manipolazione diventa uno strumento per perseguire due scopi fondamentali: dominare gli altri (per evitare di essere sottomessi) ed evitare punizioni o doveri. Anche in questi casi si tratta di persone che necessariamente si rendono gradevoli agli occhi degli altri ma possono anche arrivare al ricatto vero e proprio.


Caratteristiche della manipolazione

Esistono diversi modi per essere manipolati senza che ce ne rendiamo conto (spesso persino il manipolatore non è cosciente di usare una vera e propria tecnica). Conoscerli è importante per evitare di subire inganni e ingiustizie.


-AMBIGUITA': il manipolatore cambia costantemente in base ai suoi scopi e al contesto.


- PROIEZIONE E DERESPONSABILIZZAZIONE: il manipolatore proietta (sposta) le sue caratteristiche negative sull'altro facendogli credere che ha la colpa di come vanno male le cose.


- GENERALIZZAZIONE: il manipolatore usa spesso frasi vaghe, aforismi, complimenti e adulazioni senza un vero riscontro, per sembrare intellettuale e per sedurre con le parole.


-EGOCENTRISMO: gli obiettivi del manipolatore sono sempre più importanti dell'altro.


-RICATTO EMOTIVO: spesso il manipolatore conosce molto bene i punti deboli della vittima e li userà per ricattarla implicitamente.


Vittimismo come forma di manipolazione psicologica

"E' colpa tua se non posso vivere la mia vita come voglio"
"Tranquillo esci pure tanto sono abituato a fare tutto da solo"
"Tranquilla vai pure se ho bisogno chiederò a tuo fratello, anche se è sempre molto impegnato"
"Se davvero stai bene con me non dovresti sentire il bisogno di uscire con altre persone comunque se vuoi vai pure!"

A chi non è capitato di sentirsi dire queste cose? Forse almeno una volta nella vita anche noi ci siamo trovati a pronunciare frasi simili senza avere reali intenzioni manipolatorie. Beh in realtà, anche se le nostre intenzioni sono candide, il modo in cui pronunciamo certe frasi nasconde un meccanismo di colpevolizzazione dell'altro: sono frasi che hanno lo scopo di suscitare sensi di colpa nell'interlocutore, facendo leva sui suoi punti deboli.

Il senso di colpa è un potente strumento di manipolazione: provoca mortificazione e costringe la "vittima" a rinunciare ai suoi punti di vista, alle sue percezioni.

Il vittimismo è forse la più subdola e grave forma di manipolazione psicologica, quella che fa sempre centro. L'atteggiamento da vittima serve al manipolatore per allontanare da sé ogni responsabilità, per evitare di ammettere le proprie mancanze, i propri errori o per deviare da sé le richieste dell'altro: è più facile e meno doloroso per lui far sentire gli altri sbagliati. Ha lo scopo di ferire la vittima e indebolirla postando su di essa le proprie mancanze e insicurezze. L'altro cade nella trappola del senso di colpa, tentando di giustificarsi o di "rimediare" e col tempo arriva a credere di essere fragile, indegno, incapace (proprio perché non in grado di soddisfare l'altro).


Come evitare di essere manipolati?

La manipolazione psicologica è subdola, nella maggior parte dei casi non riusciamo a renderci conto di essere delle marionette nelle mani di altre persone.

Ciò su cui possiamo fare affidamento però sono le nostre amiche EMOZIONI: se proviamo un senso di disagio, di malessere, una distonia interna.... dobbiamo imparare ad ascoltarla (ponendo attenzione al proprio corpo) e interpretarla razionalmente:

"Perché questa persona mi fa sentire così?" E' realmente colpa mia? Come fa a dirlo?

Un altro aspetto da tenere sempre in considerazione se ci fanno notare che qualcuno ci sta manipolando: il manipolatore raramente cambierà! Non avremo mai la certezza che vuole cambiare perché non se ne rende conto e se non è consapevole dei suoi problemi non può voler cambiare e migliorarsi... si sente già migliore! E allora che si fa? se ci è impossibile allontanarsi da quella persona (magari è un datore di lavoro) allora è bene delineare confini netti tra sé e l'altro, soprattutto per evitare che il manipolatore proietti su noi stessi le sue mancanze e ci faccia sentire responsabili della sua vita.


Amare significa accompagnarsi, decidere di percorrere insieme un tratto di strada senza annullarsi o inglobarsi a vicenda ma semplicemente restando fianco a fianco.




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