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Paura della morte e Death Education


La perdita di una persona cara, il lutto e la morte sono eventi universali, appartenenti all’esistenza di tutti, trasversali per età e cultura; tuttavia, nella vita di tutti i giorni, risultano essere ancora argomenti tabù: vengono evitati e ignorati o generano imbarazzo e disagio. Il contatto con la morte, in passato più quotidiano e ravvicinato, oggi è filtrato dalla sempre maggiore tendenza all’ospedalizzazione del morente, il cui accudimento è delegato al personale ospedaliero o mediato tramite esso. La morte è sempre più rimandata e ostacolata grazie ai progressi della medicina e la vita quotidiana, con le sue richieste e i mille stimoli, offre continue strategie di anestesia nei confronti della paura della morte.


L’ansia per la morte, o death anxiety, è un sentimento profondamente umano, che appartiene ad ognuno di noi, e al contrario di quanto si è soliti pensare, non riguarda solo chi per questioni anagrafiche o malattie precoci si trova a fare i conti con la percezione della fine imminente, bensì riguarda tutte le età. Possiamo esserne coscienti o meno, possiamo essere più o meno bravi a gestirla o anestetizzarla, ma essa esplode prepotente non appena veniamo colpiti dalla perdita di una persona vicina, da una malattia grave, nostra o di un caro o, come sta accadendo negli ultimi due anni a causa della pandemia di COVID-19, da eventi collettivi che ci mettono forzatamente a confronto con la nostra e l'altrui caducità.


In questi casi emerge con forza la nostra radicale inadeguatezza nell’affrontare la sofferenza e la paura della morte: di fronte ad una persona in lutto tendiamo a reagire con la fuga oppure con formalità e luoghi comuni; di fronte ad una malattia importante o addirittura letale tendiamo a prolungare eccessivamente le reazioni, inizialmente normali, di negazione e di rimozione, e tutto è avvolto da timore, imbarazzo e pudore. Non riusciamo ad essere veramente d’aiuto per chi soffre e, quando siamo noi a soffrire, rischiamo di andare in pezzi perché completamente impreparati e ineducati ad affrontare il tema.

Inoltre, è presente una forte pressione sociale a tornare in fretta alla vita: non c’è tempo per la morte e per il dolore che ne deriva; il lavoro, la famiglia, gli amici, le incombenze quotidiane, tutto richiede incessantemente attenzione, togliendo spazio e tempo alle tempistiche della morte e del dolore, troppo dilatate per la società della produttività.


A fare da contraltare assistiamo, nei media e nell’intrattenimento, ad una iper-rappresentazione della morte: spettacolarizzata, caricaturizzata e banalizzata, essa è onnipresente in film e romanzi, videogiochi cruenti, sport estremi che spingono alla ricerca del brivido del pericolo. Ma queste modalità rappresentative contribuiscono solo a renderla un oggetto di fiction, molto raramente essa è affrontata in termini realistici.

Tutto questo contribuisce a relegare la morte e il dolore che ne deriva lontano dagli occhi e dalla consapevolezza delle persone, le quali, quando si trovano ad averne un contatto ravvicinato, non sanno gestirlo.


Attualmente si sta lavorando per un cambiamento, seppure lento, e si auspica che ci siano sempre più strumenti d'intervento e spazi accademici e divulgativi che abbiano come obiettivo quello di educare ed educarsi alla morte e al lutto. In ambito universitario sono nati master in tanatologia e in Death Studies; recentissima è la creazione di un corso specialistico in cure palliative; a cura di scuole di specializzazione di psicoterapia e di associazioni culturali sono nati corsi di accompagnamento al lutto rivolti sia a professionisti che a chiunque voglia sviluppare la propria capacità di gestione di queste tematiche. Associazioni e onlus si occupano di sostegno al lutto con colloqui in presenza e a distanza e di gruppi di auto-mutuo-aiuto. Di particolare interesse è il fenomeno, ancora acerbo in Italia, della nascita dei Death Café: incontri informali, a cadenza regolare, senza scopo terapeutico o di sostegno, in cui le persone sono libere di confrontarsi, davanti ad una bevanda e una fetta di torta, sul tema della morte e del lutto anche attraverso spunti derivanti da film, libri, musica.


Nelle scuole vengono condotti laboratori di educazione alla morte che coinvolgono anche i più piccoli attraverso ad esempio l’uso delle fiabe o la condivisione di ricordi e fotografie dei famigliari scomparsi. Anche i social stanno rispondendo a questa richiesta sempre maggiore di avvicinamento a questi temi, ad esempio con la comparsa di pagine e gruppi facebook che se ne occupano e che a volte offrono una sorta di mutuo-aiuto virtuale. Infine, sempre più numerosi sono gli esempi di film, serie tv, romanzi e addirittura libri illustrati per bambini che trattano di morte e lutto rinunciando alla loro spettacolarizzazione, ma occupandosene con sensibilità e realismo.