Paura di sbagliare o...paura di vincere?


Atelofobia: paura di non sentirsi all'altezza, di essere imperfetti e di non avere le capacità per svolgere determinati compiti


Nikefobia: paura di vincere a tal punto che il soggetto porta ad auto sabotarsi per non raggiungere il risultato sperato.


Due fobie, due nomi distinti, dalle definizioni separate. Con un occhio critico, tuttavia, non è forse possibile trovare un filo conduttore tra di loro? Non esprimono a modo loro un concetto comune? La paura di fallire viene nominata più di frequente, è più conosciuta e in qualche modo "più accettata". Dopotutto, chi non ha paura di non riuscire a raggiungere un determinato obiettivo? È umano, è comprensibile. Quante volte abbiamo sentito di ragazzi universitari che avevano paura di fallire ad un esame o di non prendere l'agognata laurea? O di persone trepidanti davanti al recruiter con il terrore di non essere assunti per quel nuovo lavoro? E ci sono tanti altri esempi che si possono fare, dal più importante al più frivolo.


Ma la paura di vincere? Quanto può suonare strano? Come può una persona avere paura di vincere se quello era il suo obiettivo?

Non se ne parla molto spesso. L'ambito sportivo, soprattutto agonistico è il campo in cui è più conosciuta e riscontrata, ma si può manifestare in tanti altri ambiti, come quello scolastico o lavorativo.

La si può collegare alla paura di fallire perché in entrambi i casi si mettono in atto dei comportamenti atti a proteggersi e che possono portare anche a non raggiungere l'obiettivo prestabilito. Per esempio, l'atleta potrebbe decidere di saltare alcuni allenamenti importanti o di sbagliare verso la fine e rimanere "l'eterno secondo".


Tutto ciò può sembrare un controsenso ed è per questo che solitamente si parla con maggior frequenza della paura del fallimento piuttosto che della paura della vittoria. I comportamenti auto-sabotatori non sempre sono visti come tali, in fondo se io arrivo secondo a una competizione non è causa mia, vero? Il primo classificato è solo stato più bravo di me. Come reagirebbe il mondo intero nel sentire che la sconfitta è, per la maggior parte, solo colpa mia? Mi prenderebbero per pazzo!


Ed è in questo momento che bisogna cominciare a ragionare secondo un'altra prospettiva. La vittoria, il successo, in quel momento mi porteranno moltissima gioia, ma poi? Questo cosa comporta? Quali sono le conseguenze? A livello sportivo questo significa che si crea "un precedente", che l'atleta ha le capacità per poter primeggiare e ci si aspetterà che lo faccia sempre di più con conseguenti carichi di lavoro e di pressione maggiori.

Ricordate Simone Biles? la stella della ginnastica americana che si è ritirata dalle Olimpiadi nonostante i suoi straordinari risultati? Affermò che aveva bisogno di occuparsi dei suoi problemi psicologici.

A livello lavorativo si potrebbe considerare una promozione in una carica importante, ci si aspetteranno molte più responsabilità sulle spalle e si vorrà cercare un nuovo obiettivo da raggiungere, ci si potrebbe sentire persi.


Sapete qual è il filo conduttore in tutto questo?

La proiezione verso il futuro, un futuro che ci siamo scritti da soli, ma che non si è ancora avverato.

Ci si comporta quasi come dei profeti, ci si crea una marea di aspettative, si visualizza il momento fatidico sia in caso di successo che in caso di fallimento, si dipingono le scene future come se noi potessimo sapere tutto preventivamente. Queste aspettative pesano come macigni.

Se arriviamo sulla vetta dovremo continuare a comportarci come vincenti ed è qui che la paura di vincere si lega alla paura di fallire e deludere gli altri e se stessi.

Il futuro, però, non si può prevedere. Il futuro lo possiamo scrivere noi e, in ogni caso, può variare anche a prescindere dalle nostre azioni e niente è certo.

Quanto invece è più importante focalizzarsi sul qui e ora? Io ora sono qui, mi sto preparando per raggiungere quel determinato compito, ma allora perché mi sto preoccupando di un futuro incerto? La preoccupazione è una parte integrante dell'uomo, è molto utile per trovare soluzioni alternative, ma ovviamente non deve diventare pervasiva e bloccarci.


Ma quindi? Io cosa posso fare per contrastarla? Come posso sovrastare la paura?

Innanzitutto basta ragionare per frasi fatte e citazioni! Basta dirsi "chi ben comincia è a metà dell'opera", basta confrontarsi e basta ripetersi sempre che si deve fare quelle determinate azioni per poi continuare a procrastinare. Basta pensare!

Può sembrare strano, ma quando si comincia a rimuginare su cosa fare e cosa non fare, chiedersi il quando e le azioni migliori, si sta oggettivamente facendo altro fuorché ciò che è necessario. Pianificare va bene, ma non deve diventare un modo alternativo per procrastinare. Basta cercare il momento perfetto! Non esiste, lo si crea. Basta cercare dagli altri dei suggerimenti su cosa fare e su come procedere, cercheremo sempre una perfezione impossibile.

Il consiglio migliore per andare contro la paura è prendere le redini e agire! Agire in qualunque modo a prescindere dagli sbagli, a prescindere da qualunque cosa. All'inizio farà paura e lascerà incertezza, ma a forza di provare e riprovare si porterà un risultato e si migliorerà sempre più.

Per casi un po' più gravi il consiglio migliore che si può dare è una psicoterapia con un professionista esperto che aiuti a ricostruire la propria storia e contestualizzare le proprie paure. Un lavoro lungo, non facile ma arricchente.

E' bene ricordare che solo noi possiamo agire per sconfiggere queste paure.


Piccola nota dell'autrice: io stessa mi sono fatta un sacco di pensieri e paranoie su cosa scrivere per questo articolo, ho rimuginato parecchio per trovare inizialmente l'argomento e poi come scriverlo e di cosa parlare precisamente. Come ho fatto a scrivere tutte queste righe, dunque? Sono partita con una parola, poi un'altra e un'altra ancora. Ho fatto degli errori per poi correggerli e piano piano sono riuscita a portare a termine l'articolo, senza dovermi fare un sacco di progetti.

 

Bibliografia e sitografia: - https://www.psicologopadova-robertogava.it/paura-di-vincere-nikefobia.htm#:~:text=Nikefobia%20letteralmente%20significa%20"paura%20di,offre%20in%20termini%20di%20competizione.

-Qui e ora. Strategie quotidiane di mindfulness, Ronald D. Siegel (ed. Erickson)


Ispirazione per l'articolo preso dall'indice di questa tesi: https://www.opsonline.it/tesi/nikefobia-quando-la-vittoria-spaventa-piu-della-sconfitta-cause-esempi-e-strategie-per-la-risoluzione/

nota: per leggerlo bisogna essere registrati





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