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Perché ci piace viaggiare?


Il viaggio ha molti significati simbolici: è una metafora della vita, può simboleggiare la rinascita o rappresentare il desiderio di fuggire dal passato o dalla routine.

Il viaggio può rappresentare una ricerca, un'esplorazione, ma anche fuga e un rifugio.

Il viaggio può allettare o può spaventare.

Al di là del significato, dietro il nostro desiderio (o paura) di viaggiare si nascondono comunque bisogni emotivi, motivazioni delle quali non sempre siamo pienamente consapevoli ma che ci portano a fare le valigie e partire.


Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà comune per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno (Guy de Maupassant)

Quale bisogno motiva i nostri viaggi?


Il viaggio rappresenta la rottura della routine quotidiana, il superamento dell'abitudine, per molti è un vero antidoto per l'ansia, spesso legata al lavoro, alla famiglia o alla vita urbana. Diventa un modo per ricaricarsi, per riflettere, per assumere prospettive diverse e tornare a casa con nuovi propositi e obiettivi. E' uno spazio di libertà e creatività. Non abbiamo orari né impegni prestabiliti. Ci siamo solo noi e l'ignoto che ci si apre davanti: tutto è possibile; tutto può accadere.

Spesso il viaggio, la vacanza, ci porta a ricontattare il bambino che è in noi, la parte più autentica che spesso teniamo a bada nella quotidianità, oberati di responsabilità e doveri.

Viaggiare ci porta a confrontarci con culture diverse, con paesaggi nuovi da esplorare con "occhi bambini", con sguardo ingenuo e desiderante. Tutto questo però significa anche mettersi in gioco, affrontare l'ansia dell'imprevisto, dell'ignoto che ogni viaggio, anche quello più organizzato, comporta. Significa abbandonare temporaneamente la propria "comfort zone" per entrare nel mondo delle possibilità, dell'avventura. E' necessario abbandonare i propri schemi a volte e lasciarsi andare. Cosa non semplice per alcuni, obiettivo agognato per mesi da altri.

Ci sono anche persone che viaggiano per cercare una continua conferma al proprio valore e prestigio. Di solito sono le persone che inondano i social di foto, video e contenuti di viaggi, avventure ed esplorazioni. Che vivono aspettando solo il momento di ripartire, che non riescono a stare fermi né a godere a pieno delle loro esperienze, hanno un piede a terra e lo sguardo rivolto alla prossima meta. In questi casi viaggio è fuga, da una realtà (spesso interiore) che non riusciamo a tollerare.

Talvolta il viaggio diventa una scorciatoia, una possibile soluzione ad un problema: quante coppie in crisi decidono di fare un viaggio per cercare di riparare o prevenire l'imminente rottura? Può allora simboleggiare il desiderio di ripartire insieme o segnare la fine. Certamente è solo un passo e non la soluzione.

C'è chi programma un viaggio con gli amici per superare un momento di crisi. Anche in questo caso il viaggio è un passo verso il cambiamento ma NON la soluzione: al ritorno dovremo fare i conti con la realtà.

Se non abbiamo costruito un'immagine stabile di noi stessi e della nostra identità; se ci sentiamo continuamente "pesci fuor d'acqua" , non possiamo cercare sostegno in programmi turistici o nei nostri compagni di viaggio. Il viaggio da solo non può funzionare come cura ma ne rappresenta un mattoncino.


Nel viaggio c’è un certo sapore di libertà, di semplicità… un certo fascino dell’orizzonte senza limiti, del percorso senza ritorno, della notte senza tetto, della vita senza superfluo (Théodore Monod)

Il momento della partenza


Spesso si sente dire: "la cosa più bella del viaggio sono i preparativi".... Già, sognare mete, prepararsi per una nuova avventura. E' eccitante e stimolante. Come ogni novità, tutto appare relativo, i problemi meno pesanti, la routine meno noiosa. Siamo già con lo sguardo rivolto all'orizzonte. Per metà a casa e metà in viaggio.

Vi siete mai chiesti il perché?

Dal punto di vista psicologico la partenza rappresenta un distacco, la possibilità di allontanarsi dalla propria routine, un'apertura a nuovi orizzonti, può portare a sentirci padroni del nostro destino, delle nostre scelte. Ma non per tutti è eccitante. Ad alcuni incute timore. Questo perché partire comporta separarsi da ciò che è familiare, dalle proprie sicurezze. Può far riemergere vissuti dolorosi legati alla propria infa