Siamo tutti potenziali matematici. Prerequisiti delle abilità numeriche


Ammettiamolo: quanti di noi hanno odiato la matematica a scuola? Le materie scientifiche sono da sempre il tallone d'Achille di migliaia di studenti. Ma non vi preoccupate, non è un problema di intelligenza perché in realtà possediamo, sin dalla nascita, delle capacità numeriche che ci predispongono all'apprendimento di tipo scientifico.

Secondo le teorie innatiste (Dehane, 1992; Butterwort, 1999), il senso del numero e la capacità di manipolare la numerosità sono abilità innate; mentre le competenze aritmetiche, essendo frutto di convenzioni culturali, sono acquisite nel tempo con l'istruzione.

Siamo dotati di intelligenza numerica, che ci consente di processare gli aspetti quantitativi dell'ambiente (raggruppare oggetti, notare variazioni di quantità, etc).

Nel 1949, Kaufman introduce il concetto di subitizing, la capacità di riconoscere visivamente la quantità di oggetti senza l'ausilio del conteggio.

A supportare queste teorie vi sono evidenze sperimentali che hanno dimostrato come bambini di 6 e 9 mesi riescano già a riconoscere cambiamenti nel numero di oggetti presentati.

L'intelligenza numerica va stimolata e potenziata affinché si sviluppi in maniera adeguata: grazie al contesto culturale e all'insegnamento i bambini imparano a collegare il senso di quantità alle rappresentazioni scritte (numeri arabi, parole-numero, etc) e acquisiscono le competenze aritmetiche per processare quantità sempre più grandi, in modo sempre più complesso.


Quali sono i prerequisiti delle abilità matematiche?


Nei primi 4 anni di vita i bambini mostrano e possono sviluppare la capacità di riconoscere piccole quantità di oggetti, comprendono la corrispondenza biunivoca, cioè che ad un oggetto corrisponde un numero, imparano a dare ai numeri delle etichette (ad esempio "uno", "due", "tre") e riescono a capire la cardinalità, cioè che il 2 viene dopo l'1, il 3 dopo il 2 e così via.

Dai 4 ai 6 anni i bambini sviluppano le abilità di lettura e scrittura dei numeri.

Grazie alla scuola i bambini imparano 3 processi fondamentali per l'apprendimento della matematica:

  • Processi lessicali: ogni numero ha un'etichetta verbale: uno, due, tre, etc. Un errore tipico nei processi lessicali è la scrittura o lettura errata di un numero, ad esempio, scrivere o leggere 90 al posto di 60.

  • Processi semantici: ogni numero esprime una quantità, ha un valore. Questi processi sono legati alle abilità innate numeriche (come il subitizing). Un errore tipico nei processi semantici consiste nel non comprendere le differenze di quantità, ad esempio: "Il numero 15 è più grande o più piccolo del numero 20?". Una particolarità in questi confronti, che si può osservare nei bambini alle prese con i primi apprendimenti a scuola, è il cosiddetto "Effetto distanza": più le cifre sono vicine e più è difficile rispondere correttamente in breve tempo.

  • Processi sintattici: riguardano la grammatica interna, cioè le regole per ordinare le cifre in un numero. Diventano importanti quando si deve scrivere una cifra alta e complessa come "ventimilaquarantatre": 20043. Non è così semplice e intuitivo capire qual è la posizione dello zero!


L'importanza di lavorare sui prerequisiti


Sembra che il problema principale della repulsione verso la matematica a scuola, consista nel fatto che viene percepita come qualcosa al di fuori della realtà, non manipolabile, astratta e questo basta per far perdere interesse e motivazione ad apprenderla. In realtà, se ci fermiamo un attimo a riflettere sulla nostra quotidianità ci renderemmo conto che la matematica impregna le nostre vite: alla cassa del supermercato, ad una cena con gli amici, nella manutenzione casalinga, nel bricolage, etc. Il metodo di insegnamento è fondamentale per stimolare la motivazione degli studenti.

I bambini devono toccare la matematica.... letteralmente "toccare", con esercizi esperienziali e con la sperimentazione. Devono poter sperimentare, osare, capire l'errore compiendolo e correggendolo, come dei piccoli scienziati in erba!

Sin dalla scuola dell'infanzia si possono proporre attività di sviluppo e potenziamento delle abilità numeriche attraverso il gioco e la sperimentazione attiva. I bambini devono imparare prima di tutto ad esplorare senza paura dell'errore e del giudizio e in questo l'insegnante/educatore deve porsi come guida esperta, come punto di riferimento. Impostare le attività didattiche in questo modo favorisce l'inclusione e consente di individuare precocemente possibili aree di fragilità in alcuni bambini, ma in un ambiente non giudicante, bensì accogliente.




Bibliografia:

G. Vallortigara & N. Panciera (2014), "Cervelli che contano", Adelphi

B. Butterworth (2011), "Numeri e calcolo. Lo sviluppo delle competenze aritmetiche e la discalculia evolutiva", Erickson

E. Mariani (2008), "Numeri in gioco. Sviluppo delle competenze aritmetiche per la discalculia e le difficoltà nell'apprendimento della matematica", Erickson


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