Sorrido perchè sono felice o sono felice perchè sorrido?


La vita non è facile.

Questo è un dato di fatto: vivere è un dono ma a volte anche una condanna. Nel viavai quotidiano ci muoviamo velocemente tra impegni, preoccupazioni, progetti, delusioni, responsabilità, obiettivi, piccole e grandi soddisfazioni e poi.... ostacoli..... corriamo corriamo ma la nostra corsa è sempre così rocambolesca. Dobbiamo saltare, schivare, slittare, cadiamo e ci rialziamo, cambiamo percorso, torniamo indietro, ci arrestiamo un attimo per capire dove diavolo andare e ad ogni traguardo che raggiungiamo, ci prendiamo quegli attimi di pura felicità per poi riprendere la nostra corsa. Via, veloci, che il mondo ci vuole scattanti, produttivi, efficienti.

Già... gran bel caos a volte la vita. Chi la vede bianca, chi nera, chi grigia, chi colorata... ognuno ha il suo modo di esistere. Altro dato di fatto, insindacabile. Una sola cosa però accomuna le nostre esistenze: il sorriso.


Chi odia sorridere? A parte Mercoledì Addams, forse nessuno.

Avete mai pensato a quanto bene ci fa un piccolo, brevissimo, fugace sorriso?

Immaginate la scena: siete in ritardo, dovete necessariamente fermarvi in Posta per effettuare quel maledetto pagamento. C'è traffico, non ci sono parcheggi e vi siete già beccati due o tre insulti dagli automobilisti. Magari piove pure e non avete l'ombrello. Arrivate trafelati all'Ufficio postale e c'è una fila chilometrica, gente che discute, sbuffa, il solito che si lamenta dell'Italia, ecc ecc. State per rinunciare quando all'improvviso un estraneo si volta e vi sorride. STOP. Non è un eroe, è semplicemente una persona che vi sorride. Ecco cosa succede? Succede che ci calmiamo, che per un secondo quel sorriso blocca il caos circostante. Ci sentiamo riconosciuti, visti, sentiti. Quel sorriso ci dice che quella persona ci capisce.


L’allegria è uno stato dell’animo che “cresce e sostiene la forza del corpo ad agire; la tristezza è al contrario uno stato d’animo che diminuisce e ostacola la forza ad agire”.

La risata- afferma Kant- ha una funzione terapeutica che genera “armonia”.

Le emozioni positive indotte dal riso aumentano i livelli di serotonina e dopamina, che creano appagamento, buon umore, gratificazione e benessere. Le sensazioni piacevoli inoltre si accompagnano al rilascio nel cervello di endorfine e altri oppioidi, i quali riducono la stimolazione stressogena,


Più di mezzo secolo fa, William James ha osservato che non ridiamo perché siamo felici, siamo felici perché ridiamo. Numerosi esperimenti hanno dimostrato che le espressioni facciali possono influenzare gli stati emotivi. Più il viso è pronto a sorridere, più l’umore ne beneficerà. Provate a tenere una penna tra i denti, quando guardiamo qualcosa in tv...aumenta l'entusiasmo per la storia.

Numerose ricerche sul sorriso hanno quindi confermato che sorridere ha il potere di migliorare l’umore. Le persone stanno meglio semplicemente quando sorridono.


Tutti noi abbiamo bisogno di qualcosa di cui essere contenti. Forse un partner affettuoso, salute, i figli, un lavoro appagante, amici che ci ascoltano, una casa, acqua potabile fino ad arrivare ad un pasto garantito.

Però, facciamoci caso, come con il passare del tempo le cose per le quali abbiamo gioito, non ci appagano più, non ci donano più un sorriso.

Quello che oggi ci fa sentire contenti, domani sarà banale...perché?

Perché ne siamo assuefatti.


Proviamo a riflettere insieme su cos’è esattamente la gratitudine?

Se ricevo un regalo, mi sento riconoscente verso chi me l’ha fatto.

Quindi la gratitudine è composta da due elementi:

- riconoscere: riconosco cioè che qualcosa di valore mi è stato dato. E' necessario quindi aprirsi alla vita, riflettere e osservare osservare quanto c’è di buono per noi in questo mondo.

Quindi possiamo affermare che come primo step è necessario contrastare l’effetto di assuefazione.

- accettare che la fonte di ciò che c’è di buono nella nostra vita, non siamo noi stessi.

Usciamo dal nostro ego per connetterci con il mondo!


Siamo sempre pronti a dirci "sono grato a me stesso!"...bene, ottimo punto di partenza; è chiaro che molte delle cose buone della tua vita te le sei guadagnate, ma se ci pensi con attenzione non puoi ignorare il contributo delle altre persone: "una madre che ci ha accudito, un insegnante che ci ha incoraggiato, un amico che ci ha consolato, un mentore che ha creduto in noi, etc." (Innorta, 2018).

"Ma poi anche, allargando l’orizzonte, tutti coloro che hanno inventato, e poi costruito, le cose di cui ci circondiamo e che ci rendono comoda la vita. Vuoi non essere grato a chi ha scoperto gli antibiotici? O i vaccini? E che dire della possibilità di farci estrarre un dente senza provare dolore? E il nostro autore preferito, il nostro gruppo musicale; e l’idraulico che ripara un guasto mentre noi non sappiamo nemmeno dove mettere le mani, e il barista sotto l’ufficio che ci accoglie con un sorriso il lunedì mattina " (Innorta, 2018).


Siamo veramente poco abituati ad essere e riconoscere gratitudine agli altri.

Ci colpiscono sempre di più i comportamenti negativi, quelli che ci infastidiscono.


CONSIGLIO: Notiamo le cose buone della nostra giornata e della nostra vita in generale e impegniamoci a registrarne almeno tre ogni giorno.

Innorta, Marina. Esercizi per rompere gli schemi (I Quaderni di My Way Blog Vol. 2) (Italian Edition) (p.20).





30 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti